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La
cartina geografica è la prima cosa che utilizzo quando mi accingo a
organizzare un viaggio.
Non mi serve per il calcolo delle distanze o per guardare la
percorribilità delle strade - ci sarà tempo per queste operazioni - la
utilizzo sopratutto per viaggiare, con la mente e con gli occhi.
Decisa la destinazione, un viaggio, penso debba essere assimilato con la
testa, masticato e pensato: la cartina serve a questo, fa volare con
l'immaginazione, permette già di iniziare a intravedere cosa
potrò trovare sul posto.
Un fiume, delle colline leggermente disegnate, le strade più o
meno bianche, un colore di un verde intenso o un ocra un pò sbiadito,
possono
già prefigurare
paesaggi, abitanti, paesi di varie dimensioni, animali, tipi di
vegetazione.
Le legende poi che si trovano generalmente su un angolo della cartina,
oltre alle classiche icone presentano sempre qualche nuovo simbolo:
un tempio buddista, un convento, un monumento particolare, una
cascata, una tipologia di foresta.
Quanto più si riesce a leggere in una cartina e tanto più aumenta la
voglia di arrivarci davvero, di esser già là, per verificare se
quanto "visto" coincide con la realtà o quanto la realtà
invece non superi l'immaginazione.
... gli bastava vedere una
mappa per cominciare a studiarla appassionatamente e poi, il più delle
volte, per progettare qualche nuovo, impossibile viaggio che talvolta
finiva per diventare realtà. Non si considerava un turista, bensì un
viaggiatore.
Paul Bowles: Il tè nel deserto
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