Si può fare

Regia: Giulio Manfredonia

Sceneggiatura
:
Giulio Manfredonia, Fabio Bonifacci

Montaggio:
Cecilia Zanuso

Musica
:
Aldo De Scalzi, Pivio

Interpreti principali:
Claudio Bisio, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston

Produzione: Rizzoli Film

Origine : Italia 2008
Durata
: 111' Colore

Genere: Commedia-
             Drammatico

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Si può fare da vicino nessuno è normale

Sinapsi
Milano, anni '80. Nello è un sindacalista le cui posizioni non vengono più gradite dai colleghi per cui viene mandato a dirigere una cooperativa di ex pazienti di ospedali psichiatrici, dopo l'entrata in vigore della legge Basaglia. Credendo fortemente nella dignità del lavoro e contro il parere degli psichiatri, si batterà perché i ragazzi imparino un mestiere e siano in grado di mantenersi riappropriandosi della loro dignità. Il percorso non sarà facile ma sarà connotato da una ritrovata umanità per tutti, anche per i 'sani di mente'.

La Critica
'Si può fare' di Giulio Manfredonia è un piccolo film generoso e diseguale ma spesso emozionante che affronta la malattia mentale con le armi leggere della commedia senza dimenticare il dramma e il dolore. Contenuto e appassionato, Claudio Bisio è efficacissimo nei panni del sindacalista ignaro di psichiatria che però intuisce la muta domanda espressa dai matti nei loro lavori, e avvia senza quasi accorgersene una piccola rivoluzione. (...) Ma la spina dorsale del film, che non nasconde il suo debito con 'Qualcuno volò sul nido del cuculo', è quel battaglione di attori bravissimi e poco noti che danno vita con molto affiatamento ed equilibrio ai dubbi e alle manie, ai tormenti e agli slanci, di questi matti da slegare costruiti incrociando tante piccole storie vere, un po' come fanno loro con i pezzetti di legno per montare i parquet d'artista specialità della cooperativa. Si capisce che Manfredonia e lo sceneggiatore Fabio Bonifacci hanno lavorato a lungo e con loro sulle fonti e sui malati. Così il film commuove, diverte, sorprende, mettendo sul tappeto con onestà tutti i lati del problema. "Con un cast di attori straordinari e poco noti al grande pubblico, il film racconta l'avventura di questo straordinario percorso di libertà, puntando diritto ai sentimenti, alle emozioni, alle ingenuità, come una vera soap. Rendendo così popolare un argomento per troppo tempo relegato in ambiti di nicchia. Nonostante capisaldi del nostro cinema militante, come 'matti da slegare' di Silvano Agosti, per esempio, avessero già ai tempo, dato il loro contributo." (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 31 ottobre 2008)
"L'aria è quella da 'Qualcuno volò sul nido del cuculo', fra tragedia delle anime e commedia della vita. Ma la scommessa, nel suo piccolo, è più alta. Il mondo dei normali e quello dei malati, nel film di Manfredonia (lo stesso del sorprendente 'Se fossi in te') cammina sulla stessa linea, sottilissima, di demarcazione, continuamente attraversata dall'uno e dall'altro fronte. I sani Claudio Bisio, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, fanno con garbo da spalle alla vera compagnia di teatranti, quella dei malati appunto, senza avere mai la tentazione di rubare loro la scena." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 31 ottobre 2008)

Il Film ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura allo Shanghai International Film Festival.

 

Negli anni fra il 1970 e il 1980, la psichiatria in Italia ha avuto un grosso apporto da Franco Basaglia, da cui è arrivata la legge che ha permesso la chiusura dei manicomi.
Anche per me, in questi anni studioso di psicologia, lui ha rappresentato un punto di riferimento, che seppur dopo aver abbandonato quegli studi, non ho mai dimenticato. Ritrovare alcuni di quei fondamenti nel film "Si può fare", è stata una sorpresa piacevole e gradita. L'argomento non è facile, si rischia di scivolare nel pietismo o in un trattato di psicologia, strade entrambe da evitare.
Il film c'è riuscito, non degenerando mai nella commedia colorita, ma neppure nella mattonata, facendo risaltare le qualità e le debolezze dei personaggi, senza alcuna esclusione.
Tutti sono analizzati, dal protagonista, ai dottori, e non ultimi i pazienti.
Il risultato è ottimo, perché viene messo in risalto l'umanità dei pazienti, schiacciati da farmaci e da un sistema che cerca di tenerli chiusi, evitando il loro contatto con quelli "sani". Anche chi cerca di aiutarli a volte pecca di buonismo, di ignoranza e di un pò di egocentrismo. Ma quando questo viene riconosciuto, non è mai negativo, anzi aiuta a migliorasi e a a continuare.
Magari fosse sempre così..............



la mia recensione
 

 

 

 

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