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Dopo altre due ore di pista siamo finalmente arrivati alle Epupa Falls.
Una visione!
Cornelius, quale vecchio conoscitore della zona, senza dirci nulla ha voluto che salissimo prima su un'altura che le domina dall'alto e come sempre ha avuto ragione, perché lo spettacolo è superbo.
Immaginate un deserto di pietre che viene interrotto da una ferita verde di palme e di altri secolari alberi e dal corso del fiume che in questo punto si divide in tanti rami, il più grosso dei quali precipita per più di 30 metri con una serie di salti, arcobaleni nell'aria e pulviscolo d'acqua che fa rabbrividire quando lo sente sulla pelle. Qualcuno non ha resistito ed è sceso direttamente alle cascate a piedi. Naturalmente non tutti, solo quelli che "per caso" disponevano al momento di scarponi da montagna,di due racchette che io pensavo si usassero solo per sciare, cappello mimetico con veletta posteriore, tipo Laurence D'arabia, zaino con 15 kg di viveri di cui 3 di gallette, giacca a vento e borraccia da 5 litri, piena perché non si sa mai...: in poche parole, un uomo, un mito: Marco.
Già qualcuno lavorava di immaginazione sul posto tenda che avremmo trovato, ma L'Omarunga Camp ha sedotto anche i più scettici, è stupendo: una tendopoli ben organizzata, direttamente sul fiume e per chi aveva problemi ....toilette e doccia in tenda !.
Ricordo che questi appunti li ho presi seduto a due metri dall'acqua, sotto le palme e con la musica delle cascate come sottofondo.
Un paradiso. 

 
 
  
 

 

 
 
 

13/8  sabato
La mattinata sul posto, ci ha permesso di rilassarci facendo dei giri a piedi nei dintorni per ammirare le divisioni e le anse che il fiume compie in questa zona, qualche acquisto e poi partenza verso Opuwo, che ci aspetta per la sera. Lungo il percorso ancora tanti himba, tanti bambini e bambine al pascolo con le capre, con i capelli raccolte in un paio di treccine a punta rivolte in avanti, sempre abbastanza timidi ma anche molto orgogliosi e consapevoli della bellezza del loro aspetto.
In questo periodo anche loro sono in vacanza, in quanto attraverso un programma scolastico governativo, vanno a scuola, una apposita scuola per himba; sarà forse per questo motivo ma abbiamo notato che fa loro molto piacere ricevere qualche penna o qualche a quaderno in regalo.
"Conifra" mi indica Cornelius verso degli alberi che mi appaiono abbastanza normali, con una corteccia chiara, simile alle betulle; poi forse vedendo la mia faccia perplessa, mi spiega che servono agli Himba come contenitore per il latte. Si, perché lavorati e scavati all'interno, diventano dei bidoni per il latte visto che almeno qui l'uso della plastica quasi non è arrivato.
Non si finisce mai di imparare.    
Ad Opuwo arriviamo nel tardo pomeriggio, è una classica nuova cittadina, abbastanza disordinata, ma per essere in Africa, quasi ordinata; in lingua herero il suo nome significa "la fine", cioè un riferimento all'ultima località da loro abitata assieme agli himba. L'accampamento che ci aspetta per la notte è inserito all'interno di un bosco di mopane, a dominare una falesia scavata da un fiume che al momento è secco. Il posto è abbastanza suggestivo e gestito in prima persona da un Afrikaner, piuttosto simpatico, che nella serata, scopriremo essere tutto fare:cuoco, cameriere, organizzatore, cassiere .....

14/8  domenica
Oggi ci aspettano più di 400 km, anche se metà su una buona pista e per metà su asfalto.
Ci fermiamo in un villaggio herero; a differenza di altre etnie le donne usano vestiti gonfi, che arrivano sino a terra e dello stesso colore portano in testa anche una grossa galla. Assomigliano alle donne di colore che facevano le cameriere nella "capanna dello zio Tom".
Il villaggio è molto povero, gli uomini sono fuori con le mucche e ai bambini che ci circondano lasciamo una penna e un quaderno a testa e altrettanto materiale al maestro della vicina scuola che incrociamo nei dintorni.
Le case sono le classiche capanne di fango con il tetto in lamiera che scende sino ad un'altezza di 1,5 mt. In genere è una popolazione che vive di allevamento sopratutto di capre e mucche. La loro ricchezza è in funzione del numero di animali e non è raro constatare che possiedono anche un veicolo e zone di pascolo più o meno estese.
Al pomeriggio arriviamo al Namatubis Guestfarm, una ex fattoria trasformata in lodge, ricchissima di fiori, di piante e confinante con un terreno privato dove pascolano tranquillamente springbok e impala. Tanto per cambiare tutto il personale è Afrikaner, ma questa non è una novità in quanto tutti questi lodge appartengono a bianchi di origine tedesca o Afrikaner e quindi europea.
Come spesso succede, il personale di colore è solo quello di servizio, ma almeno in questo caso bisogna dare atto che la Namibia ha solo 15 anni di indipendenza e anche il tempo ha le sue esigenze.

15/8  lunedì
oggi attraversiamo una regione, il Damaraland, che viene definito l'Arizona della Namibia e a buona ragione. Le cime non sono così elevate ma l'impatto dei coni sulla pianura coperta solo da un velo di fieno dorato è molto simile. Paesaggi affascinanti si susseguono all'infinito. 
Andiamo a Twyfelfontein, dove con un semplice percorso di circa 1 ora (ma può essere anche superiore), si possono ammirare i disegni sulle pareti di alcuni massi particolarmente riparati dagli agenti atmosferici. Risalgono a circa 6.000 anni, cioè al Paleolitico anche se sono fatti in periodi diversi e con modalità diverse. La reception del museo all'aperto è molto semplice: fatta con tubi tipo dalmine a cui nelle pareti verticali sono stati saldati i coperchi e i fondi di bidoni, mentre il corpo del fusto dopo essere stato aperto, è stato utilizzato per il tetto dell'edificio.
Il risultato è semplice, di effetto e sopratutto si integra bene con le rocce rosse che lo circondano. Tira un delizioso venticello e pur facendo tutto il percorso al sole, non si suda, quasi come a Milano in luglio con quel filo di umidità che ti si appiccica alle 8 di mattina e non ti lascia neppure riposare bene la notte ! 
Prima di Twyfelfontein, ci eravamo fermati alla foresta pietrificata, che a differenza di quanto avevo letto da resoconti di altri viaggiatori, merita di essere visitata. E' anche merito di Marco che da bravo geologo ci ha saputo fornire utili informazioni, oltre a quelle della guida, che abbiamo potuto apprezzare questi tronchi lunghi anche 34 mt. ormai pietrificati da 260 milioni d'anni.

16/8 martedì
Siamo partiti da Uis e siamo andati a vedere i dipinti del Brandberg. La passeggiata più breve tra a/r richiede almeno 2,5 ore, su un percorso che attraversa i resti di torrenti ormai secchi e ci fa saltare tra un masso e l'altro, in una continua salita, semplice ed interessante.
I disegni sono situati sotto un grande masso, quasi una piccola caverna al riparo in cui gli animali riprodotti, dalle antilopi alle giraffe, o gli orici sembra abbiano le gambe di umani. Una spiegazione è che la famosa raffigurazione della White Lady al centro dei disegni, altri non è che lo sciamano che sotto l'effetto di sostanze entrava in trans e rappresentava la realtà in quel modo. I dipinti sono ottenuti con il rosso del sangue degli animali, il nero del carbone e il bianco ottenuto dall'euforbia e rappresentano uomini e donne impegnate in scene di caccia. Veramente belli !
Tutta la zona meriterebbe una più lunga perlustrazione, ma purtroppo il tempo è quello che è e siamo costretti a ripartire perché ci aspetta l'Oceano.
Siamo poi entrati nel deserto della Namibia, il più vecchio del mondo con i suoi 80 milioni d'anni e lo abbiamo attraversato in larghezza per poco più di 100 km sino all'oceano.
Impressionante !
L'orizzonte di fronte a noi appare vuoto. Solo sabbia frammista con pochi cespugli e qualche piccola duna. Fermandosi e uscendo dalla macchina, mi aspetto una temperatura calda ed invece pur con il sole delle 13, l'aria è fredda e il vento sferza la pelle. Una veloce foto, una sigaretta e siamo di nuovo in partenza. Arriviamo infine all'oceano, il grande Oceano Atlantico.
Da principio non lo si scorge perché l'aria non è tersa, l'orizzonte è nuvoloso per lo scontro tra la fredda corrente marina del Benguela proveniente dal Sud Africa e l'aria calda della terra. Finalmente riesco a scorgere le onde, grandi, enormi che si riproducono all'infinito per tutta la costa. Con la macchina arriviamo sino alla discesa che porta sulla breve spiaggia e per alcuni minuti, rimaniamo tutti senza parole. Una rapida passeggiata, un veloce panino e poi ancora in macchina verso Cape Cross, dove ci aspettano le otarie.
Sono migliaia e l'odore è superato solo dal loro rumore per richiamare i piccoli, per richiamare le madri o per litigare sul posto con il vicino.
Insomma un gran casino.
Oltre a tutte quelle sulla riva, in mare ce ne sono altrettante alla ricerca di pesce e ad ogni onda è uno spettacolo vederle immergersi.
Qualche sciacallo e qualche gabbiano sono nei paraggi, aspettando
l'occasione di trovare qualche piccolo da solo. Per essersi troppo avvicinato per le classiche foto, Marco, viene inseguito da un paio di otarie che gli si lanciano contro con grida mettendo in mostra una serie di dentini poco invitanti: la fuga è precipitosa e si conclude con un volo per terra. 
E poi finalmente Swakopmund, dove arriviamo ormai a sera.   

17/8  mercoledì
Giornata di relax, si confermano i biglietti del volo di ritorno (accidenti si comincia già a pensarci), si va a richiedere l'autorizzazione per il Namib- Naukluft Park che attraverseremo domani, si gironzola per la città facendo anche qualche acquisto e si arriva a Walvis Bay per vedere i flamingos. All ritorno, metà si fermano a provare i quad sulle dune di sabbia, altri hanno già programmato un volo per il primo pomeriggio sulle dune e sulla Skeleton Coast, altri si dedicheranno agli acquisti.
La giornata passa velocemente, nessuno riesce a fare tutto quanto vorrebbe, la città meriterebbe almeno un altro giorno, ma siamo ormai agli sgoccioli.  

18/8 giovedì
Partenza per il Namib- Naukluft Park: si arriva dapprima ad un paesaggio lunare, chiamato opportunamente Moon Landscape, da cui si possono vedere le alture e le valli erose dal fiume Swakop, quando c'è naturalmente, perché noi in questa stagione possiamo solo immaginarlo.
Gli scenari cambiano repentinamente e ci permettono di arrivare a Walwitschia drive dove possiamo ammirare tra i tanti esemplari incontrati una pianta di circa 1600 anni.
Si, sono proprio 1600 anni e la pianta gode anche di ottima salute, non ha molte pretese e anche senz'acqua non si lamenta é sufficiente l'umidità della notte !
Penso sia uno degli esempi di maggior longevità botanica, anche perché hanno anche la fortuna di non essere apprezzate dagli animali.
Alla sera arriviamo al Solitaire Country Lodge, che più solitario di così non si può, comunque molto gradevole, le camere sono fornite oltre che di coperta anche di trapuntina, che ci fa presagire temperature siberiane, mentre nello spaccio adiacente si può trovare di tutto, dal set di piatti, al pane fatto in casa, scatolette di carne e una deliziosa torta di mele che però vista la vicinanza con la cena (ore 19.00) con dispiacere sono costretto a saltare.
Cena come al solito eccezionale, con al termine un coro gospel, a cappella, del personale del ristorante per festeggiare il compleanno di un cliente e per chiedere una mancia qualora avessimo apprezzato il loro lavoro.          
Non mi era mai accaduto una simile presentazione e devo riconoscere che un pensiero è andato in Italia, perché se questa abitudine arrivasse anche da noi, forse avremmo degli altri disoccupati.

19/8 venerdì
Partenza alle 5,30 per poter arrivare alle dune alle prime luci dell'alba. Purtroppo il regolamento del parco prevede che si debba acquistare il biglietto di ingresso a Sesriem e l'apertura è solo alle 6,30. quando cioè il sole è già sorto. Mi sembra una contraddizione, che mi fa girare ulteriormente le palle perché non potremo seguire neppure il tramonto in quanto dovremo fare circa 70 km e come è regola in Namibia: non si viaggia al buio. "Ma allora perché ci siamo svegliati così presto !" mi chiedono Francesco e Daniele ancora con l'occhio non completamente aperto e lo sbadiglio in corso, dopo essersi svegliati dal pisolo fatto durante il percorso: e nonostante alla mattina odii parlare, mi tocca spiegare le differenze dei colori e delle ombre con i primi raggi del mattino rispetto a quelli della giornata. Non so se li convinco ma con il loro bel carattere sono i primi comunque a buttarsi e ad andare a toccare la sabbia sulla prima duna che incrociamo.

Sono più fortunati quelli che dormono nei pressi, ma anche noi verso le 7 riusciamo a superare l'ingresso e le immagini delle prime dune rosse cominciano a stregarci: ogni duna si presenta diversa, con le sue curve molto evidenziate dalla luce ancora bassa che disegna delle S sempre diverse e con una perfezione stilista che solo la natura a volte riesce a creare.
Lungo il percorso ci fermiamo a fotografare e a raccogliere campioni di sabbia che tocchiamo con mano per la prima volta, ma che poi toccheremo anche con i piedi: in una salita sul Big Daddy, la più alta duna della zona da cui chi è riuscito a salirvi ha potuto ammirare un panorama che definirei mozzafiato, anche per quel poco di fiato che la salita ci ha lasciato in corpo.
Ma veniamo con ordine, per arrivare al parcheggio delle vetture è necessario percorrere circa sei km, percorribili solo ai 4x4, e quindi a noi. Ma la scarsa esperienza e sopratutto la caduta di fiducia all'inizio del percorso, sull'unico fra di noi che dispone a casa sua di una 4x4, cioè Natalino, ci hanno fatto uno scherzo e in breve Cornelius ha dovuto tirare fuori dalla sabbia 3 veicoli all'andata e altrettanti al ritorno, tra le sue risate e il suo commento che quella non era affatto una pista difficile........difficile è salire sulle dune calibrando l'angolatura !
Ovvio che Natalino sia stato il bersaglio per tutta la giornata e purtroppo dobbiamo lamentare la mancanza di un registratore a bordo della sua auto (abbiamo solo delle testimonianze) che avrebbe potuto raccogliere tutti i moccoli e le madonne che dicono abbia tirato.     

Tutte quelle dune avrebbero meritato la presenza per più giorni, purtroppo dovendo scegliere un percorso, ho preferito entrare nella Dead Vlei che ritengo sia paesagisticamente una delle maggiori opere morte della natura.
Nel tardo pomeriggio usciamo dal parco per arrivare all'Hammerstein guestfarm, una fattoria dove oltre a pecore e mucche in ampi spazi tengono anche ghepardi, leopardi, e come gattoni di casa una coppia di linci con i loro due figli.   

20/8 sabato
Si ritorna a Windhoek per gli ultimi acquisti e poi di corsa all'aeroporto.
Si riconsegnano le macchine, tutto ok; un saluto a Cornelius che finalmente dopo 15 giorni torna dai suoi figli, dopo averci scorazzati in giro e averci aiutato per tutte le nostre piccole esigenze. Grazie Cornelius   

21/8 domenica
E adesso io e Lena siamo a Heatrow, in attesa del volo per Milano. Basta stare fermi, seduti e tutta un'umanità ti passa davanti. Diventa quasi un gioco distinguere la provenienza di quanti transitano: gli orientali si mescolano ai medio orientali e agli europei, la maggioranza, a loro volta si mescolano in un insieme di lingue e colori.
L'altoparlante chiama Salomon Tubaski e la musica del vicino chiosco della Virgin fa da colonna sonora ai cartoni animati di un canale inglese, trasmesso nei pressi.
La gente passa o si ferma, o legge nell'attesa del volo, mentre l'altoparlante continua a chiamare Salomon Tubaski che nessuno sa dove si sia nascosto.
Ma forse è solo già ripartito per un nuovo  viaggio, chissà ................................................

Riflessioni

Ogni viaggio, lascia nella mente e sulla pelle dei ricordi, dei dettagli, come gocce d'olio sull'acqua: piccole macchioline che nel corso del tempo ritornano a galla quando meno te lo aspetti.
L'immagine della polvere che si disperde nell'aria, quella sollevata dalle nostre auto, quella che abbiamo mangiato e di cui ci siamo trovati il naso pieno solo respirando, è la prima visione, che mi appare. E' subito seguita dalla sensazione di potenza dell'Atlantico: quelle sue grosse onde che si infrangono su quello che incontrano, ritmiche, con quell'odore di salsedine, di pesce e di umido e con lo stridore dei gabbiani che si buttano in rapide discese e veloci risalite.
Quasi come un mare d'acqua, alcuni scenari, sono stati spettacolari per la loro dolcezza: nell'Etosha park ma anche dalle parti di Solitaire, estensioni di fieno giallo si perdevano sino all'orizzonte, facendo da contrappunto a un cielo azzurro che non rivedremo tanto presto.
La Namibia non è solo questa, per ciascuno di noi che l'ha vissuta è tanto altro ancora, ma se la si racconta tutta, qualcuno potrebbe perdere il gusto di andarci, per cui meglio fermarsi qui !

 

Fine

PS
Un viaggio in 18 persone riesce solo se tutti i partecipanti ci mettono qualcosa: una gentilezza, una battuta, la disponibilità a rispettare l'orario stabilito,
un caffè .................
Un ringraziamento doveroso va quindi a TUTTI: Francesco, Antonio e Paolo, nuovi aggiunti in questa impresa, ma anche a Daniele, Francesca, Vittorio, Leonardo, Marinella, Rino, Paola e Natalino, Barbara, Lia e Tiziano, Matteo e Marco e LENA, senza dei quali non potremmo ricordare un viaggio simile.


Alcuni amici mi hanno lasciato un pensiero che riporto:

Gli odori della Namibia
Profumo o puzza ?
Che importa !
Sono gli odori della mia Namibia!
- odore di euforbia:velenosa e incantata
- odore di donne Himba ed Herero:sorridenti e prosperose
- odore di grigie otarie:languide e belanti
- odore elefantino alle pozze d'acqua
- odore di sudore e fatica delle mie amiche scalatrici di alte dune rossastre
Profumo o puzza??
Che importa !!
Chiudo gli occhi e ricordo la mia Namibia.
                                                                                                     Marinella

Spero che le mie amiche vorranno perdonarmi per l'ultima strofa a loro dedicata. L'esempio non era forse dei più felici
ma era il tentativo di una ahimè "poetessa" maldestra di descrivere in poche righe una vacanza che non avrebbe potuto essere così bella se non fosse stata vissuta e condivisa in ogni suo aspetto con amiche a me tanto care.  
                                                                                            

 
Breve pensierino sulla Namibia in generale.
E' la prima volta in Africa,
la prima volta sulla duna più alta del mondo (che fatica, ma ne è valsa la pena!!!),
il mio primo caffè (che buono grazie a Natale!!!),
il primo discorso di ringraziamento "pubblico" (con tanto di consegna di busta piena di soldi!!!), e la prima volta con questo gruppo sperando che non sia l'ultimo....
Grazie Roberto per aver organizzato questo viaggio fantastico fra le meraviglie della Namibia
                                                                                                     Francesco
Dei viaggi extraeuropei degli ultimi 4 anni, questo è stato sicuramente il più emozionante. L'organizzazione perfetta e l'itinerario fantastico hanno fatto si che anche quest'anno il viaggio si è svolto nel migliore dei modi.
                                                                                                      Daniele
Se avessi immaginato un bel viaggio sarebbe stato proprio questo, pieno di nuove emozioni mai provate prima. Devo proprio dire che la Namibia mi ha stupito, la pensavo differente, invece si è rivelata un piccolo paradiso.
Moltissimi sono i momenti passati assieme che non dimenticherò mai. Grazie di tutto !
                                                                                                      Leonardo
 
Ne valeva veramente la pena, unica la Namibia, scenari fantastici, popolazione ospitale e gentile, clima ideale, un'interminabile esplosione di emozioni sintetizzano questo viaggio.
                                                                                                        Rino
Namibia 2005
In Namibia alle pompe di benzina ho visto 2 bambine di 3 o 4 anni, una bianca e una nera.
La bimba bianca, capelli raccolti in treccine spettinate e due occhi biricchini correva veloce su una biciclettina rosa, facendo lo slalom fra le pompe di benzina.
La bimba nera, capelli neri e crespi, occhi neri e pacati correva veloce su un triciclo di plastica rossa senza pedali.
La bimba bianca sempre davanti, la bimba nera sempre dietro....
Se la bimba bianca si fermava, la bimba nera si fermava .
Se la bimba bianca ripartiva per lo slalom, la bimba nera la seguiva nello slalom ......
e mai viceversa !
In Namibia alla fine di una cena ho visto tre camerieri suonare e cantare con orgoglio e passione l'Inno Nazionale.
In un ristorante dove i padroni dei camerieri e del lodge erano bianchi teutonici impegnati a preparare i conti, per i turisti a volte distratti.
In Namibia ho visto
un fiero capo villaggio Himba che guardava l'orizzonte
e ci guardava negli occhi con la fierezza di un capo.
In Namibia ho visto, colori, forme, dimensioni, odori, panorami così intensi e profondi da riempire occhi e cuore e pensieri.
In Namibia ho visto il passato tribale e il presente globalizzanto.
In Namibia ho visto il cielo sempre azzurro che inseguiva il nostro bel viaggiare su Toyota bianche e accoglienti.
In Namibia ho visto fiumi rosa di luce mattiniera che scivolavano lievi verso cascate spumeggianti e rumorose.
In Namibia ho visto, ho visto, ho visto,
la Namibia che desideravo !
                                                                                                          Lia  

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