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Siamo arrivati !
Ormai dovrei essere abituato all'aria dell'Africa, che in verità riconosco dall'aria frizzante della mattina, dal delicato cielo azzurro e da un gradevole venticello che sembra salutarci ogni volta che arriviamo; ma invece non ci abitua mai.
Si riassapora tutto con gioia come quando arriva la primavera dopo l'inverno, così tutte queste sensazioni mi riassalgono come la prima volta.
Windhoek non si vede neppure, lontana 40 km, l'aeroporto è piccolo ma confortevole forse  quasi un pò troppo asettico se non fosse per qualche donna Herrero con i suoi vestiti colorati e ampi che arrivano sino a terra e che nel corso del viaggio ritroveremo ancora.
Cambiamo i soldi, ritiriamo le macchine e dopo essere passati dalla sede di Latitude 24, dove  Jane con molta cortesia e puntualizzazione ci fornisce una serie di buoni consigli, iniziamo il tour con Cornelius, il nostro autista, guida e consigliere.

 
 

 

 
 
  
 

Il primo tragitto sino quasi a Otjwarongo è abbastanza noioso: una bella strada i cui lati sono protetti da filo spinato a separare le farm, ma impareremo presto, anche semplicemente per evitare che gli animali attraversino la strada.
Scopriremo nel corso del viaggio che la Namibia per questo problema penso spenda un sacco di soldi tra filo e paletti per delimitare strade e confini !
Siamo in ritardo, per cui ci fermiamo appena pochi minuti al mercato del legno di Okahandja, sufficienti però per permettere a Lia di "assaggiare" l'artigianato, inoltre ci aspettano a Okongjma, la prima tappa, una specie di farm che aderisce all'Africat Fondation gestendo un centro di riabilitazione di ghepardi e leopardi, prendendosi cura di cuccioli o di animali feriti.
Arriviamo alle 15 e dopo un assaggio molto gradito di torte salate e dolci, ci portano a vedere 7 ghepardi e successivamente un grosso leopardo in stato di semi cattività. Cena superlativa in compagnia di Scratch un vecchio facocero  di 50 kg che si accoccola vicino al falò sino alla mattina.
Alla sera ulteriore passeggiata a piedi per vedere gli animali notturni, dove incrociamo un giovane leopardo, istrici e sciacalli.  Poi dopo una notte trascorsa quasi insonne in aereo e una giornata piena, abbiamo gli occhi che si chiudono e sapendo che alla mattina la sveglia è alle 7: tutti a nanna.
Il giro con i ghepardi e tutto il resto non è stato proprio economico, anzi rispetto ad altre situazioni, il più caro. Ma come sempre succede bisogna toccare con mano per imparare e per regolarsi....

Alla mattina dopo un'energica colazione si parte per l'Etosha Park.
Il rito della colazione in viaggio è qualcosa che mi stupisce sempre e del quale non riesco a darmi delle risposte. A casa, alla mattina, riesco solo a bermi del caffè con un pò di latte e dei biscotti, ma in viaggio, è esplosione di uova con bacon, salsicce, thè (il caffè lungo non lo reggo) e frutta in quantità. Dopo qualche giorno mi devo dare una regolata, altrimenti con tutte quelle uova potrei cominciare a covare e poi qualcuno inizia a buttar lì tutte le storie sul colesterolo......  
Entriamo a Namutoni e incominciamo a incrociare i primi animali.
Pranzo e dopo una passeggiata per vedere il vecchio forte, attorniati dalle manguste che giocano a nascondino, proseguiamo per Halali a 60 km circa. Cominciamo a fare una serie di piste e giraffe, zebre, springbok, orici, kudu cominciano a sfilare in una ininterrotta passerella.
Le trasmittenti che abbiamo acquistato per tenerci in contatto tra le macchine (siamo in 19 persone su 5 veicoli 4x4) funzionano e dopo i primi incroci a più voci, si impara a parlare uno alla volta e si riveleranno molto utili per segnalare animali, incroci, problemi vari o solo per chiacchierare.
Alla sera alla pozza cominciamo a vedere gruppi di elefanti e un primo rinoceronte, naturalmente tutto contornato da qualche zebra, sciacalli e qualche iena. Lo spettacolo che cambia ad ogni minuto affascina e la gente seduta nei dintorni segue ogni mossa in silenzio o con sussurrati commenti sino alle ore piccole.
Una differenza rispetto alla Tanzania che si inizia a verificare è che è possibile senza fare troppa strada vedere tanti animali, sopratutto di notte, in un momento in cui generalmente non si va o non è possibile fare game drive, perdendo così tante belle sensazioni.  

7/8 domenica
Continuiamo a girovagare per il parco, i leoni riusciamo a vederli solo nella tarda mattinata e sopratutto poco prima del tramonto, incrociandone un gruppo di 15 esemplari che ben presto si mette in caccia. Riusciamo ad incrociare nella mattinata anche un rinoceronte alla ricerca di un pò di ombra che percorre con noi un pezzo della pista facendo indietreggiare chi incontra sulla strada, sfruttando il suo diritto di precedenza.
La temperatura è ottima, ci si sveglia con il pile, si passa quindi alla maglietta e si ritorna al pile al tramonto, per poi andare a dormire con la coperta di lana. Tutto senza mai sudare, quasi come Milano !
Nel semplice negozio di generi alimentari di Halali, è possibile trovare solo l'indispensabile: uova, carne congelata, le immancabili birre fredde e un prodotto curioso, il biltong: delle buste di carne essicata di kudu, orice o altro. Il suo sapore viene esaltato oltre che dalle poche spezie, dai ricordi che come un interruttore si accendono riportandomi all'epoca del vecchio trapper a quando leggevo i fumetti di Black Macigno o David Crockett, che trasportandomi in quelle foreste e praterie, mi facevano già sognare.
Al ristorante incontro poi una faccia che mi sembra nota, ma che però non riesco a fissare, mi presento, "Roberto Salvai" mi dice e dopo un mio "....ma dove ti ho visto ?" nel viso gli appare un sorriso e in breve ricordiamo l'incontro a Immagimondo 2004, la rassegna sul viaggio, dove lui partecipa come Viaggiatore con la V maiuscola, avendo ormai alle spalle 10 anni di Africa sahariana e non. Insomma una bella serata, che si conclude dandoci appuntamento a Immagimondo 2005, naturalmente.  

8/8 lunedì
Passiamo in rassegna quasi tutte le pozze con alterne fortune: non sono quasi mai vuote, a volte solo Springbok o come questa mattina una famiglia di 8 leoni vi si sono aqquartierati, bloccando l'uso dell'acqua alle zebre che con il passare delle ore sono in aumento e a cui non rimane che rimanere in buona e paziente attesa, anche perché quando i leoni hanno già mangiato in genere non altro altre esigenze se non di farsi un bel riposo anche per tutto il giorno.
La parabola è forse questa: chi ha il potere lo esercita anche con la forza e chi non c'è l'ha aspetta che cambi la situazione.
Questa sera, in un'altra pozza abbiamo trovato 25 elefanti che hanno messo in riga un gruppo di zebre sino a quando hanno finito di bere. La zona è molto secca cosparsa solo da una strana pianta a cespuglio bassa, apparentemente simile ad un lichene, molto gradito a uno degli animali più bello che ho incontrato: l'orice.
Per la sua eleganza dei colori, le sue lunghe corna dirette e le sue dimensioni è uno degli animali che ho preferito, purtroppo non facile da fotografare perché molto timido. 

Domani usciamo dal parco e comincia il giro per la Namibia.     

9/8 martedì
Nulla di particolare da segnalare, la mattina l'abbiamo passata a riattraversare il parco per circa 150 km, poiché dovevamo uscire a Namutoni ed eravamo alloggiati dalla parte opposta. Abbiamo fatto in tempo a vedere l'eland, una grande antilope africana, un raro esemplare di dimensioni piuttosto elevate.
Dall'uscita abbiamo incominciato ad incrociare sempre più spesso alcuni paesi, dove gli asini, mucche, capre sono forse più numerosi delle popolazioni stesse e hanno la cattiva abitudine di attraversare la strada a loro discrezione, per cui è necessario stare all'erta.

11/8 giovedì

Lungo il percorso ci siamo fermati in un villaggio della tribù degli Owambo. Qui ogni villaggio è costituito da un solo nucleo familiare anche se allargato; quindi i villaggi sono tanti anche se di poche capanne racchiuse da una palizzata di rami a protezione dagli animali, ma anche dai furti.
Cornelius ci ha spiegato che le donne dormono fra di loro in una capanna, così pure gli uomini o i ragazzi. Come vuole la tradizione, prima di entrare è andato a chiedere l'autorizzazione al capo del villaggio e quindi ottenutala, le donne ci hanno fatto vedere i loro prodotti: una specie di miglio che viene pestato in un mortaio, zucche e semi della palma. Gli uomini erano impegnati a costruire una specie di grossa giara con rami e steli secchi. Le dimensioni sono notevoli, capace di contenere anche una persona in piedi e utilizzata per contenere i semi del loro raccolto, a cui per tradizione, solo le donne possono attingere. Altri costruivano invece il tetto di una nuova capanna, legando insieme rami più robusti con steli più morbidi. Il resto della capanna sono solo rami infilzati per terra e argilla impastata come collante per chiudere tutte fessure.    
Per arrivare a Ruacana, meta della notte, è stato necessario fare 50 km di fuori pista che hanno rappresentato il nostro battesimo del fuoco: polvere a 1000 e il sole che stava tramontando ci hanno fatto un pò penare, ma siamo riusciti ad arrivare poco prima delle 18, proprio con il sole ormai sceso.
Gli scorci lungo il percorso erano unici: a sinistra le colline ormai tinte di rosso dal tramonto e a destra il fiume Kunene, pieno d'acqua e ricco di vegetazione, unico confine a separare la Namibia dall'Angola.
Lungo il percorso abbiamo incrociato i primi Himba, una delle tribù della Namibia, non la più numerosa ma sicuramente fra quelle che hanno saputo mantenere i loro costumi; fra le loro caratteristiche, le donne si spalmano su tutto il corpo una miscela di burro, cenere e polvere di d'ematite, l'argilla locale che dona loro un colore rosseggiante.
Il motivo del trattamento è la bellezza: questo mix mantiene la pelle fresca e infatti incrociando donne ormai anziane, non si intravedono in loro rughe.
Incrociamo anche un grosso raduno Himba che dalle informazioni chieste è dovuto ai festeggiamenti per la morte del capo della zona che stiamo attraversando. Purtroppo non possiamo fermarci perché è una loro festa privata e noi siamo decisamente troppi per passare inosservati. Pazienza !
Il Ruacana River Lodge è costituito da bungalow, ma è possibile anche campeggiare come un pò in tutta la Namibia, sotto alberi enormi, attorcigliati da liane e in mezzo a grida di uccelli che quasi non si vedono da quanto sono folti. La cena e la colazione ci viene preparata presso la terrazza sul fiume, a lume di candela, tra gli scoiattoli che saltano dai rami per nulla disturbati.
Cosa volere di più ?

Non avrei mai pensato di trovare qui e mi dicono anche in Sud Africa, una diffusione del campeggio così estesa, penso sia proprio nella loro cultura l'uso di questo mezzo per soggiornare. Forse deriva da tutte le transumanze che gli Africaner hanno fatto in Sud Africa: almeno qualcosa di buono lo hanno lasciato !
Praticamente quasi tutti i lodge, gestiscono un'area per i campeggiatori, ben attrezzata, sotto bei alberi e fornita di griglia che sicuramente è la seconda grande passione e moda nazionale.
Qui la gente arriva, apre la tenda dal tetto del 4x4 o monta l'igloo per terra, si fa un bel falò e chiacchiera ammirando il tramonto e preparando la cena. Sono posti molto tranquilli, non esistono optional, e in genere si va a letto presto perché è sul corso del sole che si organizza la giornata.

12/8 venerdì
Siamo partiti da Ruacana e ci siamo fermati in un piccolo villaggio Himba; c'erano solo 3 ragazze e un pò di bambini che stavano facendo uscire dal recinto le numerose capre.
Abbiamo lasciato loro un pò di farina e qualche maglietta per i ragazzi sopraggiunti.
Durante il viaggio l'incontro con gli Himba era frequente, ragazze e ragazzi erano in giro a far pascolare capre e qualche mucca e per tutti Cornelius aveva sempre qualche parola da scambiare. Le donne sposate portano un pendaglio fatto con una conchiglia e sul capo un ornamento infilato tra i capelli, quelle nubili solo un pendaglio fatto in cuoio e ferro. Tra gli altri abbiamo incontrato un capo Himba, imponente nella sua altezza e con il suo atteggiamento, chiacchierone ma conscio della sua figura e del suo prestigio.
Ci ha dichiarato di avere 3 mogli e di essere il capo di due villaggi che si intravedevano nella valle, alla fine ci ha chiesto del tabacco per la sua pipa, l'unica cosa di cui necessitava.   

 

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