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Fianaratsoa 16/7/04

Siamo ripartiti dal Parco perché l'acqua è scesa per tutta la notte e ancora alla mattina non aveva voglia di smettere. Eravamo a dormire al Domaine Nature, un insieme di bungalow molto caratteristici e situati in un ambiente unico tra piante, fiori e una cascata vicinissima che durante la notte nel sonno mi faceva pensare a quanta acqua stava piovendo. Il posto è però per europei con prezzi anche dei menù in Euro, e quadrupli rispetto a quanto sinora trovato. Siamo arrivati a Fianaratsoa nella tarda mattinata, siamo al Tsara Guest Hause, un posto stupendo dove gusteremo una cena superlativa.

Una visita alla Haute ville che cercano di ristrutturare, una visita al laboratorio fotografico di Pierrot Man, cioè il fotografo più quotato del Madagascar, le cui foto cartoline si possono trovare in tutti i negozi e poi alla stazione.
Si perché oggi arriva il treno da Manakara e vederlo arrivare è un evento: si tratta di 5-6 carrozze da cui scende una marea di gente con bagagli di tutti i generi comprese anatre e galline e cespi di banane. Salire in una carrozza è come ricevere una sferzata di odori, basta vedere cosa è rimasto sul pavimento e considerando che è un viaggio di almeno 8 ore.

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17/7/04

Siamo ripartiti da Fianaratsoa alle 8 con uno cielo basso e una pioggerellina che scende sottile. Ben presto il cielo Testo alternativo accessibilesi apre, i panorami e l'umore cambia e arriviamo a Ambalavao, famosa per il mercato degli zebù, che si svolge il mercoledì e giovedì mattina e che quindi perdiamo. Dopo aver visto la lavorazione della carta nella cartiera del paese anche dopo 30-40 km continuiamo a incontrare mandrie di zebù che i Bara, cioè la popolazione locale, portano per il mercato della settimana prossima e quindi partendo anche 3-4 giorni prima per coprire l'intero percorso.
Arriviamo nella riserva di Anya, un'area protetta a ridosso di alcune montagne chiamate "le tre sorelle". E' un luogo particolare in quanto il villaggio gestisce comunitariamente l'area, proponendosi come guide e preparando i percorsi. Si possono vedere antiche tombe tra le rocce e i lemure Catta in circa 300 esemplari, alcuni dei quali particolarmente golosi di banane e sempre disposti a scendere dagli alberi per venire a prenderle anche dalle mani. Sono simpaticissimi, saltano veloci e con le manine provviste di polpastrelli freddi, mangiano guardandoti con degli occhioni rossi. Ci spiegano che hanno quattro tipi di richiami: il grido d'amore, quello d'allarme, di riconoscimento e di comunicazione.

Arriviamo quindi a Ihosy e dopo aver velocemente mangiato in un hotely, abbiamo lasciato delle medicine a Testo alternativo accessibilepadre Attilio Mombelli per la missione cattolica di padre Cogoni con la quale eravamo in contatto, partendo quindi per Ranohira.
  Sapevamo che ci aspettavano 40 km di pista e altri 25 di strada normale, ma non sapevamo di incontrare un paesaggio così meraviglioso. Il percorso si snoda sul plateau de Ihorombè sui 600 metri d'altezza, ma permette di avere una veduta della linea dell'infinito per 360° . Anche merito alla fine della perturbazione che avevamo incontrato e che ne ne stava andando, le nuvole illuminate variamente dal sole rilasciavano una luce affascinante e in continua evoluzione. In alcuni momenti la terra e le nuvole sembrava si toccassero creando un ambiente magico. Per 1,5 h siamo rimasti ammutoliti a guardarci attorno inebetiti.

Parco dell'Isalo - Ranohira - 18/7/04

Dopo la pioggia di ieri sera che ci ha fatto temere il peggio, questa mattina siamo stati accolti da un'alba stupenda, un cielo azzurro ci ha permesso di fare una delle due escursioni più affascinanti del Parco dell'Isalo, che si estende per 80 km di lunghezza e 25 di larghezza contenendo al centro una catena rocciosa. In una settimana è possibile percorrerla per quasi 50 km in un trekking abbastanza faticoso anche se dicono entusiasmante. Noi invece siamo andati a visitare il canyon de maquees, cioè delle scimmie a causa dei lemuri catta e bianchi presenti.
L'itinerario risale un torrente chiamato Riviere de Sable (fiume di sabbia) che esce dalla montagna, facendoci incontrare dapprima una macchia con diversi tipi di palme e poi una vera foresta umida che si inoltra nella gola e che volendo si può percorrere per diversi chilometri. Il momento migliore sarebbe intorno a mezzogiorno, quando il sole a picco la illumina con tutte le piscine che il torrente crea tra un salto e l'altro. Dollar, la nostra guida, ci ha ritrovato i lemuri catta e anche quelli marroni fulvi che sulle punte degli alberi stavano ancora dormendo in attesa dei raggi del sole.
Testo alternativo accessibile Nel pomeriggio siamo passati all'altra escursione: alla piscina naturale. Si lascia la macchina e dopo 1.5 km a piedi, una passeggiata molto bella che si conclude n una piscina naturale dove un bagno rinfrescante è d'obbligo, in un anfiteatro di rocce, palme e salti d'acqua. Tutto lo scenario incontrato lungo il percorso merita fermate per foto e per riempirsene gli occhi da quanto esteso, ricco di pinnacoli di arenaria con colori varianti tra il giallo - verde e il colore ruggine.
Alla sera come dessert poco prima del tramonto siamo andati alla Fenétre dell'Isalo, dove attraverso una finestra nella roccia si può godere degli ultimi raggi del sole. Il sole ha lasciato un'area di rosso porpora e miele, illuminando tutto l'altipiano di una luce magica.

Ifaty 19-20/7/04

Siamo partiti all'alba con il primo raggio che ci ha trovato ancora all'interno del parco e con il cielo che illuminava con colori sempre più splendenti le nuvole che a pecorelle lo riempivano.
Dopo breve siamo arrivati a Zephira, cioè ad una specie di paese - Far West in cui la gente arriva attirata dalla possibilità di trovare gli zaffiri. In realtà è una baraccopoli di legno e piccole casette fatte con sterpi, fango e quanto recuperato, in una landa desolata e inospitale, dove primeggia il casinò e vari locali per la vendita e l'acquisto di oro. Sembrava di rivedere un vecchio film sui cercatori d'oro nel Klondike riportato in Africa. La vegetazione diventa sempre più secca, con l'apparizione dei primi baobab tra le tombe dei Mahafaly.
Per la popolazione locale, l'unico fine è racimolare un numero cospicuo di zebù che alla loro morte vengono tutti uccisi e i cui teschi con le corna appaiono come trofei nelle tombe stesse dipinte con scene di vita del defunto.
Il risultato però è che eliminando il loro patrimonio, rimangono una delle tribù più povere fra le 18 che costituiscono la popolazione malgascia.
Testo alternativo accessibileSiamo arrivati in breve a Tulear o Toliara in malgascio, una città sul mare con un caldo che comincia a fari notare; qui i pousse pousse sono diversi da quelli incontrati sinora: le ruote sono più grandi di quelle di una bicicletta e anche lo chassy della carrozzella è più grande e forse più pesante. La bravura di alcuni conducenti è quella di equilibrare sotto le braccia la posizione della carrozzella e ad ogni passo rimangono come sospesi, facendolo diventare il passo di un gigante che fa salto in lungo.
Con un ultimo sforzo abbiamo fatto anche i 27 km di pista sabbiosa e siamo arrivati a Ifaty.
In realtà un insieme di piccoli villaggi leggermente all'interno da cui partono stradine verso il mare. Siamo arrivati con una bassa marea che da queste parti crea variazioni elevate scoprendo e ricoprendo decine di metri di spiaggia e con alte onde che che si infrangono perennemente sulla barriera corallina il cui rumore in assenza di vento arriva sino a riva.       
Alla notte una catena di stelle quasi da toccare ci ha fatto compagnia facendoci stare con il naso all'insù.

Ifaty 21/7/04

Oggi la giornata è stupenda, proprio senza nessuna nuvoletta all'orizzonte. Siamo partiti per una giornata in piroga con un programma che prevede un giro sino alla barriere corallina per un'immersione, quindi si dovrebbe arrivare in un villaggio di pescatori a circa 17 km per un pranzo a base di aragosta e quindi ritorno: costo 125.000 fmg cioè € 9-10. Non c'è neppure vento e quindi Gaston e il suo amico hanno pagaiato in tutta tranquillità e quando finalmente si è alzato un un venticello, di bolina, siamo arrivati alle 11.30 al villaggio, non prima di aver acquistato da dei pescatori incontrati al largo 3-4 pesci.
Il villaggio che sono andato a vedere è di semplici pescatori, fatto da capanne di rami secchi e poca terra con una vita sociale che si svolge tutta sull'ampia spiaggia, tra donne che espongono poca verdura e bambini che giocano e che al vedermi divento il loro bersaglio di un continuo " coment t'appelle ?". La domanda non nasconde una presa in giro ma solo la loro voglia di fare conoscenza; basta infatti fermarsi che facendosi più audaci vengono vicino e prendendoti per mano cominciano a dire tutti i loro nomi e quanti anni hanno. Sono molto gentili nei modi e simpaticissimi. Finalmente Gaston trova 2 aragoste appena pescate e prepara la griglia. Il pesce con il sugo e il riso sono già pronti !
Testo alternativo accessibile Nell'attesa non ci siamo annoiati perché ci hanno fatto compagnia 4.5 bambine e altrettanti bambini. Il loro divertimento era guardarci e sorridendo canticchiare delle canzoni. Alla fine gli abbiamo comprato due conchiglie facendoli sorridere anche con gli occhi. Avendo avanzato pesce e riso, abbiamo proposto loro di finirlo e una di loro ci si è buttata e con le mani ha pulito tutto. Abbiamo picchiato la faccia contro il problema della fame, perché sino a quel momento non vedendo nessun bambino denutrito, avevamo pensato che il pesce pescato fosse sufficiente a garantire il cibo necessario, non considerando che probabilmente la pesca non è sempre uguale in tutti i giorni e non disponendo di nessun sistema di refrigerazione il pesce pescato viene consumato nella giornata stessa.
Se ripenso alla dignità con la quale mentre mangiavamo si sono tenuti in disparte quasi a non disturbarci, mi vengono le lacrime agli occhi.   

      

 
   
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