|
|
|
Tanà 11/7/04
Il volo perfetto e
neppure completo ci ha permesso di stare comodi. Arriviamo alle 7 locali, dopo
circa 10 ore, troviamo la nebbia una bassa temperatura e il personale
dell'aeroporto con giacche a vento o con il cappotto. Infatti, siamo nel loro
inverno, ma sopratutto Tanà come viene chiamata Antananarivo, si trova a 1200
mt e costringe la gente a coprirsi con qualsiasi cosa pur continuando a
camminare scalzi o al massimo con degli infradito.
Troviamo il fratello di Mahery ad aspettarci, andiamo al cambio e troviamo
subito la prima per noi buona sorpresa:
1 € uguale a 13.555 FMG e considerando
che ad aprile era a 7.400 si può capire come lavori l'inflazione.
Visto che è domenica decidiamo di cambiamo € 300 e con 4.000.000 di FMG che per il volume
necessitano di uno zainetto apposito, entriamo in città.
Tanà ha una popolazione di 3.000.000 di abitanti creato dalla solita
concentrazione di gente che dalla campagna si sposta in città con il miraggio
di una migliore sistemazione. Si cominciano a notare sacche di povertà
sopratutto giovani ragazze con sulle spalle un fagotto, cioè un bambino e che
più o meno insistentemente chiede qualcosa. La terra ha proprio quel colore di
cui tanto avevo letto, rosso mattone, la cui polvere ti avvolge piano piano
dalle scarpe ai vestiti. Le casette alte e strette di epoca passata si
alternano ad altre più recenti o a baracche con il tetto di lamiera e i cui
scarichi si riversano all'esterno in un mix di odori e in cui l'urina prevale
su tutto. Dopo un primo giro per la città che disposta su colline dopo alcuni
saliscendi ti fiacca, ci concediamo un pranzo al Sakamanga, dove alberghiamo.
Spendiamo 102.000 fmg, cioè € 7.5, in due persone con fois gras e fillet di
zebù con un servizio e una cucina ottima, in un locale per me bellissimo,
ricco com'è di foto in b/n stupende. Domani incontreremo Mahery, che la moglie
e il fratello ci dicono ha dei problemi con la riparazione della macchina
fuori città. Dormire ci costa 175.000 fmg cioè € 13, per un albergo centrale,
tranquillo e con stanze arredate anch'esse di vecchie foto e utensili della
tradizione del Madagascar. Antsirabe 12/7/04
Ci siamo arrivati dopo un viaggio di 170 km fatto lentamente,
tra uno stop per una foto e un'altra ancora, presumo a non più di 50 km/h, anche se difficile da definire in quanto il
tachimetro della Toyota di Mahery è rotto, come del resto il contachilometri,
la spia del freno a mano e della batteria che risultano sempre accese, la
portiera che non chiude bene se non dall'esterno e
qualche altra cosa di secondaria importanza.
Naturalmente ci siamo fermati per pranzo in un hotely malgascio, in cui per
pranzo abbiamo assaggiato un piatto di riso con del maiale e io la lingua di
zebù. Anche se può fare inorridire qualcuno, già ne vado pazzo in Italia per
quella di vitello è stato gioco forza assaggiare quella locale. Il tutto
viene servito con una tazza di acqua usata per la cottura del riso con cui è
stato risciacquato il fondo della pentola; un'acqua che sa quindi di polenta
affumicata anche perché tutte le cotture avvengono a legna. Un piattino di
verdure cotte da aggiungere al riso e un mandarino completano il pranzo.
Spesa modica €0.60 testa compresa la birra da 650cc e caffè.
Una piacevole scoperta è proprio il caffè, discreto, ovviamente più lungo di
quello italiano ma saporito.
Il paesaggio attraversato è stupendo, colline di terra rossa si alternano a
risaie in prossimità dei corsi d'acqua. La popolazione vive di agricoltura
che si ritrova nei mercati e nelle strade in bella esposizione con piramidi
di carote, fragole, rape, pomodori, patate oltre a ananas, banane e nespole.Si
vede che la gente vive meglio delle periferie di Tanà; a parte qualche
bambino che chiede un bonbon, nessuno chiede altro. Salama vazohy si sente
spesso come gentilezza di gente che sorride sempre e comunque.
Antirabe è una città piena di pousse pousse, cioè di gente che a tutte le ore
ti offre un passaggio nei loro risciò
colorati.
Fa una certa impressione vedere delle persone che trascinano, correndo, anche
con fatica altre persone comodamente sedute, quasi fossero dei cavalli. Per loro è un lavoro e anche a
sera con un lumino a petrolio ricavato da una bottiglia di plastica di acqua
minerale, sono a chiederti: pousse pousse ? che tradotto significa spingi
spingi. La temperatura è fredda, siamo a 1200 mt e la gente nonostante il
sole si tiene la maglia, la giacca a vento di colori ormai indecifrabili o
quello che ha. La città è tranquilla, si sentono poche macchine passare e i
bambini che di giorno si vedono giocare per la strada, scompaiono e vanno a
dormire come tutti del resto. Domani per loro è un'altro giorno non facile da
vivere e in cui devono lavorare duramente. Ambositra
13/7/04 Siamo partiti per andare a vedere il lago
Andraikila ex luogo di villeggiatura dei francesi e poi proseguendo verso il
lago Tritiva posto a 1600 mt da cui è possibile vedere anche un panorama
stupendo fatto di tanti piccoli appezzamenti di terreno coltivati a orzo,
grano, verdure di tutti i tipi. La giornata è splendida e rende l'acqua del
lago di un blu profondo in considerazione anche dei suoi 146 mt di
profondità. Siamo passati per Betafo, bella cittadina posta a fianco di un
altro laghetto che la gente usa per lavare i panni, lavarsi e pescare. Le
case sono tutte rosse perché nelle vicinanze con la terra del posto, vengono
fatti i mattoni, che messi a seccare, si ritrovano lungo la strada per la
vendita. L'impressione sinora è che la gente è di una operosità incredibile,
gli uomini generalmente sui campi, a volte aiutati dai ragazzi e dalle donne,
e queste ultime dedite alla vendita o all'acquisto. I ragazzi e le ragazze
molto spesso portano sulle spalle fasciate dal lamba un fratellino. I bambini
più grandi sono generalmente con i genitori che se li portano ovunque vadano.
Ad Antsirabe abbiamo pranzato al Fleuve Parfumé un ristorante vietnamita/malgascio
dove abbiamo mangiato benissimo, tutto fatto al momento e con una spesa in tre
di € 5. Pulizia eccezionale come la zuppa Van tran Min che ho apprezzato. La
strada che porta a Ambositra è bella, con un paesaggio che alterna montagne,
ruscelli, cascate, e piccoli villaggi rossi fatte di case alte e strette con
persiane azzurre. Tutto viene coltivato cercando di sfruttare i corsi d'acqua
e le canalizzazioni costruite appositamente. Tutto il lavoro è manuale, al
massimo con l'aiuto di un aratro tirato da zebù e con carri di legno, più
comunemente con la sola zappa.
Ambositra
14/7/04 Siamo per la seconda notte all'hotel Mania,
un posto semplice ma pulito, dove ci viziano portandoci nel tardo pomeriggio,
un bel the caldo al nostro rientro in stanza. Questa sera ce lo siamo
meritati perché oggi siamo andati a visitare i villaggi Zafimaniry. Vi abita
una popolazione che deriva dai Betsileo, che sono l'etnia prevalente nella
zona, e che sono tra i più poveri tra quelli visitati. Il primo villaggio
dove si può arrivare anche in macchina è Antoetra, famoso perché si possono
trovare lavorazioni in legno di vario tipo. I disegni geometrici sono antichi
e i lavori ben fatti. Siamo stati fortunati, oggi è il giorno del mercato
settimanale, da tutta la zona è arrivata gente con i loro beni da vendere e
da comprare. I colori erano vari, molto intensi e il colpo d'occhio
eccezionale. Con una guida siamo andati al secondo villaggio: Ambohimango -
Atsimo, una passeggiata di 4 km in cui per 2 ore abbiamo sputato l'anima,
essendo fuori allenamento e perché i saliscendi di 300/400 mt alla volta si
susseguivano , tagliando le
gambe. La guida invece e Pascal
un ragazzo che ci ha seguito, con i loro infradito di plastica
chiacchieravano e saltellavano senza far trasparire alcuna stanchezza,
Arrivati al villaggio tutto in legno con gli scuri delle finestre
finemente intarsiati, siamo andati a salutare il capo villaggio che
attraverso la guida ci ha accolti nella sua casa, spiegandoci come vive la
sua gente, com'é fatta la sua casa, com'è organizzata e raccontandoci i loro
problemi, il più importante è la scuola che con il tifone di febbraio è
crollata. colorati.
L'interno della casa è tutto
affumicato anche perché in Madagascar non esiste il camino e il fumo del
fuoco acceso all'interno e che rappresenta l'unico riscaldamento, deve uscire
dalle finestre o dalla porta che viene lasciata aperta. I bambini che si sono
affacciati ad esse e alla porta sono rimasti per tutto il periodo in
silenzio, trasformando le parole dell'anziano 95 enne, in qualcosa di sacro a
cui deve essere prestato tutta la devozione e rispetto.
Al ritorno, sul sentiero abbiamo incontrato file di donne che con il loro
cesto in testa e con il bambino appeso intorno al collo o uomini che con i
loro carichi e con maialini appresso, ritornavano al loro villaggio. Facevano
non meno di 10/15 km, ma per loro sembrava quasi una festa l'incontrare così
tanta gente. Parco Ranomafana 15/7/04
Siamo partiti alle 8.30 da Amboscitr (così si pronuncia) con
un cielo scuro, nuvole basse e una pioggerellina che nel corso del viaggio
non ci ha mai lasciati variando solo di intensità. La diversa luce, più opaca
rendeva i colori meno brillanti ma ugualmente i paesaggi cambiavano, le
risaie si alternavano alle montagne. I paesi attraversati mostravano
un'attività che pioggia o meno continuava uguale a quella degli altri giorni.
I mercati richiamavano tanta gente con i loro contenitori di verdure o
attrezzi in bilico sulla testa e la loro lamba annodata sulla vita e
l'immancabile
cappello in testa. I piedi con qualsiasi tempo sono sempre scalzi e fa pena
vedere i bambini correre con delle magliette che dire consumate appare un aggettivo
riduttivo. Abbiamo preso l'abitudine alla mattina nel fare colazione di
riempire le baguette che avanziamo di burro e marmellata e la faccia di
questi bambini quando diamo loro questi panini è di
stupore e ammutolimento. Mahery ci spiega che la marmellata e il burro sono
prodotti che quasi non conoscono e nonostante questo abbiamo notato che non
li sbranavano, anzi li dividono fra tutti loro, mangiandoli dopo o portandoli
a casa.
Il Parco che abbiamo raggiunto nel pomeriggio verso le 14 è stupendo
nonostante i 15 km di pista non facile da percorrere. La vegetazione è un
tripudio delle più svariate piante: palissandro, banani e felci gigantesche
si alternano tra i torrenti e il fiume Namurna, che l'attraversa con salti e
cascate da mozzare il fiato.
Dei ragazzi vendevano cestini di frutta
chiamata goyavo che, ci hanno spiegato, piace
anche ai Lemuri e che anche solo per il cestino fatto intrecciando una tipo
di palma meritava la fermata e l'acquisto. Il frutto poi è buonissimo con un
sapore misto come una ciliegia sciropposa con dei semini che si ficcato
nell'incavo di un molare che mi ricorderò di andare a chiudere.
|
|