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Kenia


Questo viaggio è stato effettuato in 4 persone, Lena, Luigi (detto Gigi), Delia e il sottoscritto; l'intento era di risalire la Rift Valley, sino al Lago Turkana.
Purtroppo le indicazioni che avevamo raccolto in merito alla cordialità delle Popolazioni che abitano nei pressi del lago non erano delle migliori e abbiamo quindi optato per arrivare sino al lago Baringo e di comprendere il Masai Mara e il lago Vittoria, che inizialmente non erano stati inseriti.

11 e 12 Settembre 2010
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Nairobi, ci ha accolti con le sue luci e con i suoi spazi.
E' una città di 3.000.000 di abitanti compresa la sua periferia, che abbiamo attraversato verso le 5 di mattina, ancora con il buio, prima che il traffico diventi caotico e la renda impraticabile. La strada verso il nord è un lungo elenco di rotonde che per la guida a sinistra e per i metodi di guida molto personali degli autisti, a volte rappresentano per noi degli enigmi nell'attraversamento; il traffico comunque è sostenuto: sono quasi tutti grossi camion che arrancano con container sulla strada verso l'Uganda.
Fa freddino, ma non ci meravigliamo perchè l'Africa un pò la conosciamo e sappiamo che l'idea che sia solo sole e caldo è solo uno stereotipo; finalmente arriviamo a Eldoret, che fa da bivio per chi vuole andare verso il Masai Mara come noi.
Qui il traffico diventa pressoché inesistente, la strada migliora, l'alba comincia a sorgere e anche il freddo comincia piano piano a lasciarci.
Raggiungiamo così Tarok, una cittadina Masai che anticipa l'ingresso alla riserva.
Una buona colazione con Masala Thé e Samosa, riesce a metterci in forma lo stomaco che più tardi verrà messo a dura prova dagli sballottamenti dell'ultimo tratto, ovviamente sterrato.


 

Una delle prime immagine significativa che scatto e che ho memorizzato nella mia testa è quella di un pozzo d'acqua, non particolarmente diverso da altri che incontreremo successivamente, ma proprio per questo rappresenta la quotidianità di una vita che impone loro di fare a volte decine di chilometri per questa necessità, trasportando questo elemento vitale con quanto dispongono, generalmente una bicicletta o sulla schiena, reggendo il contenitore con la fronte.  


Incontriamo numerosi villaggi Masai già con i recinti aperti, perché hanno già fatto uscire le loro mandrie di vacche e capre, che rappresentano la loro ricchezza, verso i pascoli circostanti. 
Nei giorni successivi scopriremo che a volte, questi pascoli sono gli stessi che vengono condivisi con le zebre, gli gnu e le antilopi, ragione per cui se ci sono loro, si possono incrociare anche i felini, e questo è il motivo per il quale la divisa del Masai prevede anche una lancia o almeno un lungo coltello al fianco. 
Dopo le 11, finalmente arriviamo all'Ol Moran Tented Camp.
Siamo in una zona che ci appare collinare e molto verde, in realtà siamo a 1650 metri di altitudine, dove un leggero venticello ci rinfresca quasi sempre durante il giorno, da un sole che non ci lascerà mai.
Già dal pomeriggio iniziamo il primo game driver, che a volte ci impegneranno anche tutto il giorno, ma sempre cercando di non perdere mai i due momenti magici e più importanti:
l'alba e il tramonto, quando cioè tutti i felini si mettono in caccia.
Gli incontri sono frequentissimi, quasi senza sosta, le mandrie di gnu, sono sicuramente le più numerose, ma anche le zebre, impala, gazzelle di Thomson, topi, che qui chiamano abitualmente blue jeans, sono abituali.
Passare da una mandria di bufali a una famiglia di giraffe o a un gruppo di elefanti, più o meno numerosi è una normalità. Per gli ippopotami basta guardare lungo i fiumi, così come per i coccodrilli e basta vederne uno, per trovarli a gruppi a riposare dentro l'acqua.
Raggiungiamo il fiume Mara che fisicamente separa gli altopiani del Serengeti, in Tanzania da quelli della riserva Masai Mara. In questo periodo, la massa degli gnu sono ormai già entrate nella riserva, ma ancora alcuni gruppi di ritardatari, si trovano nei pressi delle sue rive, sempre timorosi di attraversarlo, ma desiderosi di unirsi a tutti gli altri che li hanno preceduto.
Le immagini di questa migrazione sono state riprodotte in centinaia di documentari, nei quali si vedono coccodrilli e leoni in loro attesa. Quello che non appare è che alla fine della migrazione il fiume Mara accoglierà le carcasse di centinaia di animali morti, in genere per annegamento, per le sue impetuose acque.
Tutti i coccodrilli sono ormai strasazi di tutta quella carne e rimangono impassibili sulle sue sponde a prendere il sole.
Il Masai Mara, a differenza di altri Parchi famosi è in realtà una riserva che appartiene ai Masai, quasi una regione autonoma, non esiste pertanto un cancello d'ingresso, ma tutti i resort devono dare un determinato importo per ogni turista che vi soggiorna. Tutto questo dovrebbe servire oltre che alla gestione del Parco, anche alla popolazione Masai che pur volendo continuare a vivere con i loro usi e costumi, vuole mandare i figli a scuola e usufruire di adeguate strutture sanitarie.   
Ci accordiamo con Simon, la nostra guida - driver masai a visitare un loro villaggio, dove oltre alle danze degli uomini e delle donne, è possibile vedere come accendono il fuoco ancora con 2 bastoncini, nonché entrare all'interno delle loro abitazioni.
Si tratta di capanne poste in circolo, dove al centro rimane lo spazio per le loro vacche e capre, protette a sua volta da siepi di acacie dagli eventuali attacchi notturni dei leoni.
Sono costruite su un telaio di pali di legno particolarmente robusto, con le pareti fatte impastando fango e sterco di vacca, che seccato, da loro una solida resistenza.
Oltre alla porta di ingresso non ci sono altre aperture, ne finestre e l'interno consiste in un letto fatto con rami ricoperti da pelli di vacca. Al centro un piccolo focolare e due rientranze alle pareti, una per gli agnelli e una per i bambini. Le stoviglie sono minime, così come il loro abbigliamento.
Così se da un lato apprezzo il loro radicamento alle tradizioni e al loro desiderio di non cambiare, occidentalizzandosi, rimane difficile immaginare di vivere come loro.

14 Settembre 2010
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Partiamo per il lago Nakuru.
La partenza è sempre mattiniera, verso le 6,30, ma solo verso le 14 riusciamo ad arrivare, perché oltre a sbrigare alle formalità di entrata al Parco, abbiamo dovuto percorrere il lago per tutta la sua lunghezza per arrivare al Lake Nakuru Lodge, un posto fantastico, una ex villa inglese. Gli inglesi in genere non mi sono simpatici, sopratutto a causa del loro passato colonialismo, ma va dato loro merito per la costruzione di ville in posti panoramicamente eccezionali.
Dal lodge si domina tutto il parco con al centro il lago. La prima meta sono ovviamente i fenicotteri presenti in un numero stimato di 1 milione. Sono sulla riva e cercando di avvicinarsi loro si può sentire il rumore che producono quasi un sottofondo di cori sardi....ma avvicinarsi per cercare di fotografarli è un'impresa inutile, in quanto la distanza non diminuisce mai: si spostano di tutti quei metri che si è percorso avvicinandosi.
La macchia rosa-rossa a volte è intervallata da quella bianca dei fenicotteri ancora non adulti e da quella bianca-gialla dei pellicani, che fanno gruppo a sé.
Il colpo d'occhio è notevole ed è come assistere ad un concerto di colori. 

Sulla strada incrociamo dapprima 3 rinoceronti bianchi e quindi una mandria di bufali e ancora rinoceronti in successione. Casualmente scopriamo sulla biforcazione di un albero un leone maschio subito raggiunto da un secondo: una fortuna sfacciata !. Il parco ha pochi spazi pianeggianti in quanto è prevalentemente coperto da boschi di acacie gialle e eucalipti ed è ricchissimo d'acqua, con una vegetazione molto florida che rende estremamente difficile vedere il leopardo, ormai l'unico dei 5 big five che alla fine ci mancherà di incontrare.


15 Settembre 2010

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Come è ormai abitudine, la partenza è all'alba e dopo un ultimo giro del Parco, partiamo per il lago Vittoria, esattamente per Homa Bay.
Passiamo prima a vedere il Menengai Crater, una enorme caldera larga 12 km di raggio e con una depressione di 500 metri, davvero impressionante, anche se ora è diventata solo un grande pascolo per le mandrie delle vacche dei vicini villaggi.

Il lago Vittoria, in realtà il lago non era nei miei programmi, mi è stato proposto in alternativa al lago Turkana, e purtroppo si è rivelato particolarmente insignificante e la fatica delle ore di viaggio non è stata minimamente compensata da quanto abbiamo trovato all'arrivo.
Involontariamente il percorso all'interno del Kenia, ci ha però permesso di scoprire un Paese bellissimo, verde, ricco di vallate e di campi coltivati a mais, a granoturco, riso o a ortaggi acquistabili anche direttamente sulle strade, che diventano per l'occasioni bancarelle espositive permanenti.

Come sempre in Africa la vita si svolge sulle strade e nei paesini in particolare, tutti i negozi e l'attività degli artigiani è li concentrata come una enorme esposizione per tutti; così diventa normale assistere al lavoro del falegname che costruisce i letti, o del fabbro o del riparatore di biciclette o di qualsiasi altra cosa che si rompa, perché qui tutto si ripara e nulla si butta.
Senza accorgersene si viaggia su un altopiano generalmente intorno ai 1500 metri, graziati da un bel venticello che mitiga i raggi del sole che comunque anche per l'altitudine, alla sera se non si è previdenti, lasciano i suoi segni sulla pelle.

Una nota a parte va dedicata a Kericho e a Nandi Hills, dove le coltivazioni a thé, si perdono a vista d'occhio, per vallate e vallate.
Il colore verde brillante della pianta del thé, accompagna il viaggiatore per chilometri intervallato solo da piante con dei fiori di un rosso acceso, di cui non sono riuscito a sapere il nome che contrastano l'ambiente su cui sono collocate a decine le casette tutte uguali degli operai delle fabbriche del thé, che sembrano disposte come una rete.
Naturalmente non sono di loro proprietà, ma delle Compagnie per le quali lavorano!.

Da queste parti sono nati e si allenano i più grandi mezzofondisti del mondo, da
Wilson Kipketer a Kemboi Moses Kiptanui, Paul Kipsiele Koech, Richard Kipkemboi Mateelong.  Ssulla pista che sfila parallela alla strada incontriamo infatti alcuni atleti che si stanno allenando e percorriamo con loro alcuni chilometri ammirando la loro falcata, leggera e lunga.

17 Settembre 2010
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Arriviamo sul lago Baringo
La strada per raggiungerlo comincia a presentarci un ambiente che dai campi coltivati ci fa scendere dentro la Rift Valley, con circa 900 metri di dislivello e ci introduce in un terreno di arbusti e terra sempre più arido, che preannuncia il deserto. Il lago Baringo è il penultimo dei laghi che si trovano sulla Rift Valley, è un lago di acqua dolce poco alcalino, che però non ha un bel colore, poiché riceve l'acqua da una serie di piccoli fiumi che vi trasportano residui fangosi e gli regalano un colore marrone.
E' però ricchissimo di pesce e di conseguenza anche di uccelli che lo popolano, si parla infatti di 470 specie, di cui alcune è possibile osservare facendo un bel giro in barca. Noi abbiamo la fortuna di vedere l'aquila pescatrice, l'oca egiziana, aironi vari che stanno allevando i loro piccoli ancora sul nido e cicogne, nonché ibis, cormorani e martin pescatori, ma anche ippopotami e coccodrilli sono facilmente visibile a mollo, in piccole anse.


Soggiorniamo al Robert Camp, un posto favoloso, dove si può sostare con la propria tenda o in cottage molto particolari, sulle rive del lago e dove all'alba è facile scoprire nei prati circostanti le tracce lasciate dagli  ippopotami durante la notte e quindi scoprirli ancora sulla riva a metà nell'acqua, mentre sbadigliano, incuranti delle fotografie che li immortalano assieme all'immancabile coccodrillo che galleggia poco vicino.
Si tratta di momenti dove sarebbe necessario fermarsi e godersene la bellezza di una vita naturale che probabilmente si ripete da migliaia di anni ma che troppo velocemente non fermiamo con gli occhi e nel cuore.

 

18 Settembre 2010
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Arriviamo sul lago Bogoria


A differenza del precedente non si tratta di un lago di acqua dolce ma l'acqua è salata e la riva è circondata di geyser che sparano vapori e acqua bollente; dove è quasi tradizione cuocere delle uova immergendole all'interno di pozze, o come fanno i locali facendo inalazioni, quasi quei vapori avessero virtù terapeutiche.
Il lago fa parte del Lake Bogoria Park, indicato nelle guide come ricco di animali, ma di cui noi avvistiamo solo e in numero limitato, qualche dik dik, gazzelle, antilope, babbuini, zebre e struzzi.
In compenso sono presenti a palate, i fenicotteri, stimati in circa 3.000.000, che coprono le sue rive trasformandole in macchie rosa purpuree.

19 Settembre 2010
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Stiamo ormai ritornando verso Nairobi, ma abbiamo ancora una tappa
vicino al lago Naivasha, esattamente al Crater Lake Camp: un posto favoloso con cottage e campi tendati sulle rive di un piccolo laghetto verde, che ovviamente nel passato era un piccolo cratere, circondato da una vegetazione ricchissima.
Troviamo qualche fenicottero e il rumore che si può sentire è solo quello del vento tra le acacie verdi e degli uccelli che vi vivono.
Per rilassarsi è un posto fantastico. Sfortuna vuole che al patos del posto dobbiamo aggiungere anche la pioggia che scende lentamente e che non ci abbandonerà per tutto il pomeriggio, conferendo all'ambiente un'aria inglese quasi a voler ricordare l'origine di chi l'ha costruito:
Lady Diana Delamere che qui è seppellita con i suoi due mariti.

20 Settembre 2010
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Rapido volo aereo interno e siamo arrivati a Watamu, per concludere questo viaggio sulle rive dell'oceano.
La località è ormai conosciuta e vede la presenza anche stabile di molti italiani, che hanno contaminato gli abitanti, che parlano anche italiano e cercano di vendere qualsiasi cosa ai turisti, che vi transitano.

A volte l'assedio è assillante, tutti vorrebbero fare qualche affare, vendendo un quadro fatto in serie, le ciabatte fatte anche su misura, un braccialetto con le perline o qualche statuina di finto ebano, ma anche chi non ha nulla da vendere si propone, vendendo il fatto di non aver nulla da vendere !

Sono gli ultimi giorni, ma riusciamo a ritagliarci il tempo per andare a visitare e portare un contributo in un orfanotrofio della zona, dove troviamo 106 bambini in un bell'ambiente, donazione di una Onlus italiana e che comprende anche animali domestici e tante piante da frutto, che contribuiscono alla loro sussistenza.

Riusciamo poi a visitare anche Gedi, uno dei pochi luoghi del Kenia, dove si ritrovano resti di una città swahili d'epoca medioevale il cui maggiore splendore risale indicativamente al 1400. Sono resti di palazzi, moschee e residenze in calcare corallino, che se una volta erano poste sul mare, ore sono immersi nella foresta e che come per altre città furono inspiegabilmente abbandonati.
Sicuramente non fu la carenza dell'acqua la motivazione, perché ancora oggi si ritrovano numerose cisterne, ben tenute e ricche d'acqua.

Fine

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Ed ecco come Luigi e Delia, hanno sintetizzato il loro viaggio in Kenia:

Le mie impronte in  Africa le avevo lasciate negli anni ’80 visitando Benin,Togo con gli amici,Senegal,Marocco con Delia la mia futura moglie. Altre occasioni per vedere i gorilla di montagna in Congo e il Burkina Faso erano sfumate per questioni burocratiche e scarsa organizzazione.
Quando Roberto mi ha proposto il viaggio in Kenia per un Safari di 9 gg. e 5 gg. sulla costa a rilassarci un po’, Delia ed io  abbiamo subito risposto di si.
Un accompagnatore che conosceva l’italiano e i 2 “driver” nel safari sono stati i nostri angeli custode. Simon, il “driver” Masai, sulla sua vecchia jeep, che ci ha condotto lungo le piste e i fuori pista della Riserva del Masai Mara per 3 gg.,sempre sorridente e bravissimo nell’avvistamento degli animali.

Andru, il “driver” silenzioso ma efficace nel scegliere le strade migliori  lungo la Rift Valley e da questa per il Lago Vittoria e buon conoscitore di alcuni dialetti locali che ci ha permesso di visitare un villaggio di etnia Pokot.Mohamed,che ci ha accompagnato per tutto il viaggio,mare compreso, ha fatto da tramite con i driver, ci ha consigliato come muoverci  e comportarci soprattutto nel ns. soggiorno a Watamu città sulla costa vicino a Malindi. Con lui abbiamo anche deciso in varie occasioni di cambiare il programma senza mai aver problemi, e ci ha consigliato anche le escursioni da effettuare a Watamu, città dove vive con la famiglia.

                                                               Le emozioni :
vai in una riserva come il Masai Mara e sai per quello che hai visto in qualche documentario e letto sulle guide che si possono vedere degli animali  selvatici vivere  nel loro ambiente. Però partecipare fin dalle prime ore dell’alba all’avvistamento  dei felini,gli animali più difficili da scorgere, delle mandrie infinite  di gnu, zebre,bufali, i solitari rinoceronti, elefanti,giraffe, svariati tipi di gazzelle e antilopi ecc. spesso  con i loro cuccioli al seguito che si spostano in questa Riserva infinita  è stato fantastico. Altro grande spettacolo la vista dei fenicotteri rosa in volo sui laghi Nakuru e Bogoria in un ambiente circondato dal verde e da bellissime colline.

                                                                  Le fatiche:
sicuramente gli spostamenti in jeep su alcune strade sono stati difficili e lunghi come da Nakuru al Lago Vittoria (300 km. Circa in 10/11 ore), così come in qualche occasione dare continuamente retta, a Watamu, alle decine di persone che ti avvicinano per venderti qualcosa.Vorresti accontentare tutti, tutti hanno una storia da raccontare vera o falsa e allora fai delle scelte,compri qualcosa che ti interessa contrattando come d’uso.

                                                       Dal finestrino della jeep:
la strade da Nakuru fino a Kericho e da Eldoret a Marigat  sono un su è giù tra infinite colline (tra i 1500 e i  2000 metri) e grandiosi  panorami. Si susseguono piantagioni di te, grano, mais,bananeti, allevamenti di vacche e capre, la terra è tutta coltivata, aratro tirato da mucche e asini, zappa e tanto sudore. Sulla strada piccole bancarelle  si susseguono continuamente vendendo patate e ogni sorta di verdure, miele,legna da ardere, qui l’acqua non manca e la terra è ricca.

Gente in continuo movimento dalle prime luci dell’alba fino a sera soprattutto a piedi ma anche in bicicletta e moto, qui usate entrambi come trasporto merci o taxi. Vediamo donne che portano in testa legna e taniche di acqua,uomini e donne che spaccano pietre al margine delle strade. Molti, moltissimi bambini e ragazzi che vanno a scuola con la divisa, ogni scuola ha la sua, tantissimi rispondono al nostro saluto oppure noi al loro;chi non va a scuola spesso lo si vede a curare il bestiame…

                                                         Watamu e il mare:
Non è la mia Africa, quasi tutti  capiscono o parlano l’italiano, siamo gli ultimi arrivati per una nuova colonizzazione?
E’ stata ben organizzata,da ragazzi locali, e simpatica la gita in barca con visita alla barriera corallina e alle spiagge liberate dalla bassa marea con pranzo compreso. Bella anche la ns. camminata all’isola dell’amore con la bassa marea.

                                                       Da non dimenticare:
l’orfanotrofio di Watamu con il sorriso e gli sguardi di meraviglia dei bambini più piccoli.

Grazie:
a Roberto e Marilena per la vacanza proposta

 


                                                           MEMO per quanti fossero interessati ad un viaggio in Kenia

Per tutti noi Mohamed, è stata più che una guida, una persona che ci risolveva piccoli problemi o che ci dava spiegazioni alle innumerevoli domande che gli porgevamo, una persona affidabile, che ci sentiamo tranquillamente di consigliare a chi volesse organizzarsi un safari in Kenia, senza i costi di un'Agenzia e che parla anche molto bene l'italiano.


La sua email è adrashswaleh@yahoo.com


Phone number +254714536117

                                                     

                                                                              

 

 

                                                   Ps. Mohamed è quello a destra con il cappello scuro!

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