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Isole Egadi


E' la luce il primo elemento che si avverte sbarcando in una calda mattinata di giugno a Trapani e ancora di più all'arrivo nella prima delle isole Egadi, che ho scelto per questa vacanza: Lévanzo.
Si perché qui, la luce, non permette solo di guardare un panorama, ma ne filtra i colori, crea trasparenze nell'acqua, illumina intonaci e l'indaco delle porte e delle finestre, fa splendere le piante grasse che sono nate selvagge sulle sue rive, o scalda qualche gatto che va alla ricerca di qualcosa da mangiare.
E' come se sottolineasse le cose, le mettesse in evidenza, secondo modelli che cambiano di ora in ora.
Non siamo più abituati a colori così trasparenti, ma anche così caldi, avvolgenti, e in breve ci si sente storditi di questa luminosità che ti protegge, facendoti trasportare dal vento che soffia incessantemente facendoti stringere gli occhi a fessura, quasi per spiare questo Paradiso, con timore e  gradualità.

Sono tutte così queste isole: avvolgenti, pur se rudi con le loro montagne che le percorrono nella loro lunghezza e che le rendono selvagge e dure, ma anche così morbide sulle coste.
Meglio non arrivarci nei mesi estivi, sono bruciate dal sole e attraversate dalla gente che passa senza fermarsi, senza goderne tutti gli angoli, senza ascoltare il richiamo dei gabbiani o il ronzio delle cicale all'interno.
    

 

    Cavalcare le onde sulla rotta dei Fenici

   ...cavalcare le onde sulla rotta dei Fenici, dei Cartaginesi, dei Romani
per giungere su una misteriosa e “provocante isola.
Isola grande come il rispetto che merita
e fragile come la Farfalla che imita
quella farfalla adagiata su di un mare turchino
fatta di ali bianche “violentate” per secoli dall’uomo.
Terra che incanta, che affascina, che ispira.
Terra di arte, di colori, di sapori e profumi inebrianti
terra intrisa di storia.
Katria, Gazirt, Aegusa… chiamala come vuoi
ma impara ad ascoltarla
perché qui è la voce dell’uomo a guidarti nella ricerca delle tradizioni,
attraverso le preghiere rivolte a Gesù crocifisso o alla Madonna
durante le processioni
attraverso i canti rituali e cadenzati dei tonnaroti
durante la mattanza
attraverso i lamenti di stanchezza dei “pirriaturi”
durante l’estrazione del tufo.
Amala questa terra di venti  insistenti come lo Scirocco
Forte da far cambiare umore al mare
Quel mare che il complice sole colora di azzurro
E che l’amante luna consola e placa
.

Salvo Di Stefano


 
 

Se ai giorni nostri queste isole ispirano sensualità e piacere, un tempo rappresentavano un problema per chi doveva viverci; una delle pochissime attività era quello dell'estrazione del tufo a Favignana.

"................................La "pietra bianca" di Favignana è un tufo conchigliare, considerato il più pregiato sia per la sua compattezza e grana fine, sia per quel colore lunare conferitogli da una maggiore concentrazione di calcio.
Lo zoccolo tufaceo più consistente regge l'ala nord-orientale dell'isola che nei secoli è stata ricamata, o meglio traforata, a "punto mafia" per circa quattro chilometri quadrati.
Non si sa quando l'uomo ha iniziato a sfruttare questa ricchezza, invece è certo che si insediò nell'isola settemila anni or sono. Abitò le sue grotte naturali che ampliò talmente da creare veri e propri santuari, ipogei di tufo ove lasciò segni evidenti della sua presenza. 
Gran parte di queste testimonianze sono state inghiottite dal mare e con esse gli "alloggi". Il lento bradisismo in atto da quattromila anni ha distrutto, fagocitato non solo gli ipogei dei primi abitatori, ma sta inghiottendo anche le prime cave, quelle più antiche, quelle che per comodità erano state aperte lungo la costa. Infatti i primi cavatori aggredivano la roccia dal mare e poi, come talpe, si avventavano nel ventre dell'isola mordendolo, sezionandolo, ed estraendone con paziente lavoro, quasi un'arte, milioni di blocchetti squadrati chiamati "conci".
I conci, ammassati all'aperto, venivano poi spinti lungo un apposito scivolo, approdando così sulla chiatta ancorata sotto la cava.
Nelle cave segni indelebili di un duro lavoro sono ancora oggi leggibili; sono vasche, scogli-sculture che si identificano subito per quella rigida geometria del taglio squadrato che seziona la roccia sia in senso verticale che orizzontale.
Gli storici fanno risalire lo sfruttamento del suolo favignanese ai romani, e oggi, nella zona archeologica di San Nicola il mare lambisce il "bagno delle donne", una specie di piscina d'epoca romana che riceveva l'acqua da un condotto che la collegava al mare.
Il ruolo del tufo nell'economia dell'isola è stato importante quanto la pesca. Infatti dal 1700 fino a 50 anni or sono l'estrazione della pietra bianca ha avuto un crescente sviluppo. Nelle "mafie" si muoveva un alacre esercito di cavatori abilissimi e attorno a loro manovali, carrettieri, marinai delle vicine isole di Levanzo e di Marettimo. 
La lavorazione era basata sul cottimo. Il cavatore prendeva in appalto un terreno, lo preparava a proprie spese liberandolo dal "cappellaccio", cioè dal calcare di pietra durissima superficiale, dello spessore di uno, due metri. Poi cominciava il vero lavoro di estrazione. Il tufo veniva tagliato in blocchetti perfettamente squadrati: 25 x 50 cm, 20 x 40 oppure 25 x 25. La paga variava a seconda dei blocchi consegnati a fine giornata, pertanto il cavatore, per accumulare qualche lira in più coinvolgeva nel lavoro i figli, anche quelli più piccoli.
Scendevano nelle "mafie" anche bambini di otto anni, e finivano con lo spendere in mezzo al tufo, alla sua finissima polvere che s'annida nei pori, asciuga le labbra, impasta sudore e saliva, il resto della vita. Delle "mafie", i vecchi cavatori ricordano soprattutto la fatica, la fame saziata con pane e cipolla, spruzzata anch'essa di quella polvere bianca che incipria ogni cosa.
"La pietra - dicono - ha vene, arterie e nervi. Nervi che bisogna evitare. Guai a farli saltare: pareti e soffitti crollerebbero".
E' una familiarità con la pietra quasi viscerale acquisita dopo anni di vita vissuta a contatto, a colpi di "mannàra", di "cantuna", di "zappune" e di "picune". La mannàra, una specie di piccozza a taglio largo, serviva per tracciare e approfondire nella roccia i contorni del blocchetto di tufo. Nessun altro arnese aiutava il cavatore che lavorava esclusivamente a occhio, e dopo aveva le mani, le braccia e i movimenti formati e coordinati a praticare quest'arte distruttiva e creativa al tempo stesso.
Nonostante la meccanizzazione l'estrazione del tufo è un'attività in crisi. Crisi iniziata dal scarso guadagno e dal costo del trasporto via mare divenuto sempre più proibitivo.

Ma la vita col tufo non finisce qui. Molte vecchie "mafie" sono state riciclate in campi di coltivazione, e le possenti pareti levigate, incise da una fitta ragnatela di "cantuna", oggi cintano vigne, orti, giardini. A cinque, sette metri di profondità, al riparo dall'arsura del vento e della salsedine, si coltiva la vite, si piantano agrumi, pomodori, ortaggi. In queste serre a cielo aperto fiorisce una stupenda flora spontanea e variopinta, fruttificano melograni, mandorli, fichi, aranci..................................................
                                                                                                                                                               tratto da Coriandoli delle Egadi
                                                                                                                                                                            
che ringrazio

 


 

Qualche informazione utile:
 

 

Lévanzo

Pensione dei Fenici -
Via Calvario, 18 - 91010 - Levanzo (TP)
Tel.: (+39) 0923 924083
Invernale: (+39) 0923 924056
Fax: (+39) 0923 924083   pensionedeifenici@libero.it



Solo una nota:
da Gaspare si mangia troppo bene !

Favignana
Azienda Agricola Senia Grande
Contrada Landro
tel.0923/922249 - Cell.348.0833751


 

Trapani
Il Cortiletto
Vicolo Compagni numero 2 91100 Trapani
tel./fax.+39 0923 872625
Cell. +39 328 6844553 / 328 6829831
www.ilcortilettotrapani.it/index.htm

Marettimo
I Delfini

Via Umberto 34
Isola di Marettimo (TP)
Tel. +39 0923 923137
Cell. 339 2399867
info@idelfinimarettimo.it
www.idelfinimarettimo.it
 

Aeroporto di Palermo: informazioni e servizi

   


Lévanzo e Marettimo, in particolare, sono percorse da sentieri facili, che non necessitano di particolari attrezzature se non la necessità di portarsi dell'acqua, un cappello e creme di protezione per evitare scottature.
In due - tre ore è possibile raggiungere pressoché tutti i punti panoramici delle isole, camminando quasi sempre in costa e ammirando un panorama sempre eccezionale.
 

Mappa di Lévanzo
Mappa di Marettimo

Mappa di Favignana
Ripensando a queste isole, due immagini in particolare mi vengono alla mente: il tonno e il compleanno della nonna di 101 anni.
Le due cose apparentemente sono slegate fra di loro, ma quello che le unisce è la tradizione e le abitudini tramandate della gente, per le quali se la tonnara con la sua mattanza, per quanto crudele ha rappresentato nel corso degli anni uno dei pochi mezzi di sussistenza, così il festeggiare gli anziani, addirittura con la banda, è un riconoscere alle persone anziane una importanza e un ruolo maggiore rispetto ai più giovani.
La bellezza delle isole, ritengo che sia proprio questo, con il loro isolamento, rappresentano un microcosmo che trattiene, filtra e continua a far vivere tradizioni e abitudini che nel continente si sono perse, vittime della nostra fretta e superficialità. 




 

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