Exils

Regia: Tony Gatlif

Sceneggiatura
: Tony Gatlif

Fotografia
: CÚline BozonCŔline

Montaggio
:
Monique Dartonne

Musica
: Tony Gatlif, Delphine Mantoulet 

Interpreti principali: Lubna Azabal, Romain Duris

Produzione:
Tony Gatlif

Distribuzione:
Lady Film

Origine : Francia, 2004
Durata: 103'
Colore

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Exils

 

(...) Pi¨ che un film una sfida, un on the road mediterraneo, con la musica come bagaglio, una dirompente voglia di vivere e una consapevolezza della difficoltÓ del vivere contemporaneo per chi stenta nel trovare posto e collocazione.

Autore: Antonello Catacchio - Testata:
Il Manifesto

 

A partire dalla scena d'apertura, ci sono in Exils alcune bellissime inquadrature che, a Cannes, devono avere persuaso Quentin Tarantino a premiare Tony Gatlif con il trofeo per la migliore regia Cannes 2004.

Il resto Ŕ praticamente la "summa" della poetica del cineasta gitano: una sorta di remake di "Gadjo dilo, lo straniero pazzo" (1997) con tutte le virt¨ e i (non troppi) difetti del cinema di Gatlif. Zano e Naima si amano, e sono contenti. Un giorno lui propone a lei di mettersi insieme "on the road": meta Algeri, sua terra d'origine (la stessa del regista), passando per l'Andalusia e il Marocco. Il film Ŕ il racconto di una ricerca; ma fatta col cuore leggero, tra incontri pittoreschi al ritmo della technomusic e del flamenco.

Non senza, per˛, qualche momento drammatico: come quando Zano ritrova le sue radici familiari, mentre Naima continua a sentirsi straniera ovunque; o nella sequenza della "trance" finale.

Un road-movie sull'identitÓ colorato e sensuale, al confine tra documentario (qual era il film forse pi¨ bello di Tony, "Latcho drom") e cinema narrativo, col fascino del vagabondaggio e della scoperta. Quel che c'Ŕ di debole, invece, riguarda la trama esile e la stringatezza dei dialoghi, cose rispetto alle quali l'autore preferisce lasciar errare il proprio sguardo benevolo su corpi e paesaggi; peccato che la ricerca dell'essenziale posi anche su cose la cui rappresentazione su uno schermo rischia di risultare, alla fine, troppo elusiva. (Repubblica; r. n.)
 

Tra i film "on the Road" Ŕ uno dei migliori, semplice nell'idea di far ritornare i protagonisti nel Paese natale di Zano, l'Algeria che i suoi genitori sono stati costretti ad abbandonare ritornando in Francia.
E' l'occasione anche per entrambi di un viaggio interiore, che permette attraversando  nazioni diverse (Spagna, Marocco, Algeria) di incrociare sopratutto le varie culture: da quella europea, tzigana a quella araba.
Sottofondo a questo viaggio Ŕ la musica, i cui testi appaiono con i sottotitoli, quasi a non farci perdere il contatto con quanto raccontato e sentito.
I personaggi potevano essere forse raccontati con maggiore spessore (in particolare Maima) e i dialoghi migliorati, ma forse il rischio avrebbe potuto essere quello di un appesantimento del film stesso.
la mia recensione

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