Capraia
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

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La Capraia come tante altre isole, va ammirata nei suoi momenti migliori: la primavera o l'autunno.
Andarci in estate vuol dire farsi del male, perdere tutta la sua bellezza che è fatta di colori, di profumi e dei suoni dell'isola: i gabbiani, il mare e il vento.
Anche la gente è più disponibile, più disposta alla chiacchierata, a perdere un pò di tempo, a dare consigli o solo a raccontare un'isola che anche se lentamente, si sta muovendo tra il turismo e una connotazione ambientalista che appare evidente dal rispetto per l'ambiente, per la cura dei sentieri di cui dispone e per l'assenza di speculazioni edilizie.
Insomma un'isola da scoprire !


Informazioni 

I traghetti della compagnia To.Re.Mar effettuano corse giornaliere partendo dal Porto Mediceo di Livorno. Il tragitto dura due ore e mezzo circa. Arrivati a Capraia troverete l’autobus di linea o subito davanti al traghetto o a 200 mt c.a. lungo la banchina del Porto

Geografia


Con 19.5 kmq Capraia e’ la terza isola dell’Arcipelago Toscano, dopo Elba e Giglio. Dista 64 km da Livorno e meno della meta’, 31 km, da Capo Corso. Portoferraio e’ a circa 42 km a sud-est, mentre Gorgona 37 km a nord.
Ha una forma ellittica. E’ lunga 8 km e larga 4 km. E’ montuosa con un altitudine massima di 445 m (Monte Castello). Le coste occidentali sono scoscese e dirupanti, mentre quelle orientali e meridionali piu’ dolci e declivi. A 318 m, a ponente, si apre un piccolo laghetto alimentato dalle piogge e che rappresenta l’unico stagno naturale dell’arcipelago.

 
  
 

 

 
 
 


Percorsi della Capraia

Sbarcati dal traghetto, dopo aver costeggiato il porto, volendo salire al Paese visibile più in alto sulla costa, si può usufruire dell'autobus, o fare gli 800 metri a piedi sull'unica strada asfaltata dell'isola; per tutto il resto dell'isola ci sono solo (e per fortuna) sentieri da percorrere a piedi.

Ecco alcuni percorsi, rigorosamente su sentiero, che permetteranno di arrivare da una punta all’altra dell’isola, di godere di una natura ancora intatta e del volo degli innumerevoli gabbiani corsi e reali che nidificano numerosi sull'isola

Partenza dalla piazza principale, di fronte alla Chiesa di San Nicola con destinazione Punta dello Zenòbito. Il percorso prevede delle tappe intermedie, dalle quali si può tornare indietro in ogni momento facendo il percorso inverso. In corrispondenza della Chiesa di San Nicola la segnaletica indica l’inizio della strada da percorrere per spostarsi verso la parte meridionale dell’isola. Dopo 900 metri circa dalla chiesa la strada diventa un sentiero sterrato ma facilmente percorribile che conduce fino a un bivio con l’alternativa di proseguire verso sud (percorso 1A) o verso ovest (percorso 1B).  

Percorso 1A: permette di arrivare fino alla Piana o Piana di Santo Stefano (prima tappa) con la possibilità di andare a visitare la Chiesa di Santo Stefano, ormai sconsacrata, facendo massima attenzione alle piantagioni a vigneti di recente coltura. Dalla Piana un sentiero, un po’ nascosto ma facilmente visibile se si procede esattamente verso sud, con tratti più o meno scoscesi, costeggia il Vado del Casalino arrivando fino a Cala del Ceppo (seconda tappa).

Percorso 1B
: si oltrepassa il bivio della Piana procedendo verso ovest, avendo sempre alla propria destra la vista di morfologie dalle forme più diverse e tutte ricoperte da una fitta vegetazione. Dopo circa 1,8 km dal bivio, la segnaletica proporrà una deviazione a nord verso Lo Stagnone e Monte delle Penne oppure il proseguimento sul sentiero per lo Zenòbito (percorso 1C). Allo Stagnone si arriva dopo una tranquilla salita sul lato occidentale di Monte Forcone e una prateria ricoperta, ad aprile e maggio, da migliaia di asfodeli, mentre nel resto dell’anno da tanti piccoli e innocui conigli selvatici. Lo Stagnone è un invaso naturale, l’unico dell’intero Arcipelago Toscano, con diametro di circa 100 metri e profondo 1 metro; durante i mesi estivi è praticamente a secco, mentre in primavera le piogge frequenti lo alimentano.

Dopo una pausa di riposo e ristoro, i più stanchi e affaticati possono tornare indietro rifacendo il percorso inverso rispetto all’andata, i più coraggiosi e allenati possono, invece, proseguire verso Monte delle Penne (la direzione è indicata dalla segnaletica). Il sentiero conduce fino in cima, dopo aver percorso un tratto abbastanza stretto, ma comunque sicuro, che costeggia Monte Forcone. Ne vale la pena, perché sia lungo il percorso sia poi in cima a Monte delle Penne il panorama è stupendo, si ha l’impressione di dominare l’isola da 419 m s.l.m.  

Percorso 1C
: dopo aver deciso che vale la pena proseguire alla conquista dell’estremità meridionale dell’isola, si segue il sentiero costituito da solo brevissimi tratti pendenti. Si costeggia Monte Pontica (427 m s.l.m.), che nessuna segnalazione indicherà ma che è facilmente riconoscibile se si segue il percorso dando ogni tanto un’occhiata alla carta. Da Monte Pontica si prosegue ancora verso sud arrivando, dopo alcuni tratti in cui la vegetazione tenta di impossessarsi del sentiero, fino al semaforo, un trivio dal quale si può scegliere se proseguire per Monte Arpagna o scendere verso la costa occidentale fino a Punta del Trattoio (percorso 1D).
Proseguire per Monte Arpagna significa arrivarci dopo una salita di circa 50 metri di dislivello e scrutando già dal basso la caratteristica costruzione di ferro, ormai arrugginito, antica postazione di avvistamento. A questo punto magari avrete l’istinto di ringraziare per essere riusciti ad arrivare fin lassù … non preoccupatevi, l’hanno già fatto altri prima di voi nel 2000 con una statuina di gesso proprio in cima a Monte Arpagna. Qui si può fare pausa per riprendere le forze e proseguire poi in direzione sud. Il sentiero fino a Punta dello Zenòbito non è perfettamente visibile, ci sono gli “omini” (piramidi di sassi), però, a indicare la strada da seguire. La vista della Torre dello Zenòbito darà lo stimolo e la forza necessari per proseguire … e non pensare al lungo ritorno. Arrivati alla punta estrema dell’isola, ci si potrà sicuramente riposare e godere dell’immensa distesa di mare di fronte.  

Percorso 1D
: dal semaforo ci si incammina sul sentiero che porta verso la costa occidentale, penso il più bel sentiero dell’isola, ricoperto da un “soffitto di verde” che lo tiene costantemente in ombra. Dopo una discesa di 200 metri di dislivello, si arriva al Fanale di Punta del Trattolo, potendo anche scendere fino a Le Cote, con un ulteriore dislivello di 150 metri.   

Partenza dalla Chiesa dell’Assunta con destinazione Punta della Teglia, estremità settentrionale dell’isola.
La strada asfaltata e percorribile fino a La Mortola anche con un fuoristrada comincia con una serie di secchi tornanti che arriva fino alla vecchia porta dell’ex colonia penale agricola. Delle celle e delle abitazioni delle guardie rimangono solo i ruderi che accompagnano per quasi tutto il percorso, oltre ai fantastici e imponenti terrazzamenti costruiti negli anni con perfetta maestria dai carcerati. A prima vista danno un’idea di un’eccezionale regolarità dei versanti e per chi si avventura all’interno della macchia mediterranea o involontariamente ci capita dentro costituiscono una fonte di orientamento.

Le tre principali zone che si incontrano procedendo verso nord sono, in successione, L’Aghiale, subito a sinistra della porta d’ingresso alla colonia agricola, L’Ovile e La Mortola. In particolare, nei pressi dell’Ovile non è raro incontrare un gruppo di capre sempre sotto la sorveglianza del loro caprone soprannominato dai locali Adamo che, pur se inoffensivo, ci tiene a far sapere che ci si trova nel suo territorio. Dunque, massimo rispetto e osservanza della natura; d’altronde, è rarissimo incontrare qualche “umano” al di fuori del porto e del paese, gli animali hanno preso, quindi, possesso del resto dell’isola!

La Mortola è l’ultima grande costruzione che si incontra andando verso nord, ma il sentiero non finisce: si può, infatti, deviare verso est e salire in cima a Monte Capo (attenzione, però, il sentiero non è né ben visibile né facilmente praticabile) oppure proseguire verso nord e raggiungere Monte Scopa. Da qui, saltellando tra muretti a secco e sfruttando tutti i tratti a scarsa vegetazione si intercetta il sentiero che conduce fino a Punta della Teglia, dove si erge la Torre della Regina, quarta delle torri di avvistamento che rendevano Capraia l’isola più fortificata dell’arcipelago.

A differenza del percorso 1, in questo secondo percorso nessuna segnaletica vi viene in aiuto, è necessario, quindi, avere tanto buon senso e guardare magari qualche volta in più la carta.
Anche nelle vicinanze del paese e del porto, però, ci sono delle brevi escursioni da fare. Gironzolando nel paese non si può non andare a vedere, purtroppo solo esternamente, il Forte San Giorgio le cui mura sono ricavate dalle ripide pareti di roccia lavica a picco sul mare, oggetto di frequenti episodi di franamento. Facendo il giro attorno al castello, si può scendere fino al mare, dove si trova la Torre del Bagno, recentemente restaurata.

In corrispondenza dell’eliporto, poi, una strada a lievissima pendenza, porta fino alla Punta della Bellavista, luogo ideale per chi ama la vista notturna di un bel cielo stellato. Sempre partendo dall’eliporto, ma proseguendo verso sud, un sentiero, indicato dalla segnaletica, conduce fino a Cala dello Zurletto, proponendo spettacolari scorci di costa e di mare. Andando verso il paese, si può anche fare un salto a Punta del Fanale, dove si trova l’ex-convento di Sant’Antonio con la cappella sconsacrata di San Leonardo. Poco distante sorge la Torre del Porto che accoglie l’arrivo quotidiano di barche e traghetti.

(a cura di http://www.capraia.biz che ringrazio) 

 

Le mie fotografie

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Salendo a Capraia Porto Capraia Porto Salendo da Capraia porto
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Faro in lontananza e fioriture di asfodelo

Forte S.giorgio
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Ricordi di vecchie eruzioni
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Coste dell'isola

 

Faro

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Vista dal mare dell'ex carcere
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Torretta del Bagno del forte S.Giorgio
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Chiesa dell'Assunta vicina al Porto Vicoli di Capraia Paese Campanile della chiesa dell'Assunta

Consiglio per mangiare: salire in paese e alle prime case si incontra sulla destra il ristorante Capraia DOC, qui è il regno di
                               Antonio che prepara pesce, pesce e ancora pesce. Tutto quello che viene pescato arriva in tavola,
                               per cui non è facile fare previsioni, ma solo attendere fiduciosi senza alcun pericolo di rimanere delusi.

Alici fresche marinate a crudo in succo d'arancia e limone
Ingredienti:
alici fresche 600 gr
succo di 2 arance
succo di 1 limone
olio extravergine d'oliva q.b.
sale e pepe q.b.
Preparazione:
Pulite le alici; aprendole lungo il ventre, eliminate le interiora e la lisca sotto l'acqua corrente e asciugatele.
Disponetele in un piatto profondo formando uno strato compatto con la parte della pelle adagiata sul fondo.
Salatele e pepatele leggermente e irroratele con un po' del succo di arancia e limone mescolati.
Continuate a disporre il resto delle alici a strati aggiungendo infine il succo rimasto che dovrà ricoprire il tutto.
Lasciate riposare in frigorifero per almeno 24 ore.
Per servire sgocciolate le alici necessarie, disponetele a stella in un piatto e decorate con striscioline di buccia d'arancia molto sottili che avrete
scottato per due minuti in acqua bollente, irrorate con l'olio d'oliva.
Nota: Essendo una preparazione a 'crudo' è necessario che le alici siano freschissime e che vengano consumate nel giro di due giorni dalla
preparazione.
Ristorante Capraia Doc
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