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13 agosto 2007 Partenza per Mtwara in TanzaniaLavori in corso:stiamo lavorando per Voi !
continua da Africa Overland 2a parte  .............................. 


Arrivati ad uno spiazzo è necessario percorrere l'unico sentiero esistente tra due chiazze di acqua stagnante createsi con l'acquazzone della notte precedente. Il terreno è infido e in breve affonderemo a metà ruota. Dopo alcuni tentativi abbiamo dovuto desistere perchè la situazione si era complicata anche per la presenza di un tronco, forse messo per precedenti impantanamenti, che si era incastrato tra una ruota e il serbatoio.
Ed ecco scattare i 10 ragazzotti che cominciano con le mani a rimuovere le zolle, a disboscare la zona per recuperare rami da porre sotto le ruote e a cercare terra buona sulla quale le ruote possano fare presa. Ci vogliono 2,5 ore del loro faticoso lavoro, sotto la direzione di Shukuru, perchè l'argilla è pesantissima, una specie di cemento a presa rapida, oltretutto maleodorante, ma alla fine riusciamo a uscire dal pantano. Paghiamo i ragazzi e saputo che il traghetto potrà aspettarci sino alle 17, ci precipitiamo verso il fiume......................
Mancano ormai circa 20 km, la strada non migliora e il destino ci è avverso, il viottolo è sempre più chiuso dai rami e riusciamo a proseguire sin quando un albero nato storto, ci incrocia la strada e non possiamo far altro che scendere e tagliare l'albero.
A colpi di machete in circa 1/2 ora riusciamo ad abbatterlo, ma solo con l'impegno e la spinta di tutti riusciamo a spostarlo fuori pista e a passare.




Lavori in corso:stiamo lavorando per Noi !Cominciamo ad abituarci alle foglie nel truck, ne siamo immersi e sul pavimento ce ne sono ormai 4 dita, più antipatico è quando con le foglie arrivano formiche rosse e nere versione gigante, cavallette, un paio di mantidi religiose, che ci costringono a estemporanei spogliarelli.
L'ennesimo ramo che ci blocca lo superiamo grazie a Shukuru che salito sulla cabina lo alza permettendo il passaggio.
Non sarà l'ultimo e l'ultima parte del viaggio, Shukuru la farà sopra la cabina.
Intorno alle 17,45 dopo un ennesimo incontro ravvicinato con l'ennesimo albero che smonta parte del telaio posteriore del truck, siamo al posto di frontiera mozambicano; Francesca sente il capitano della chiatta che si rende disponibile a condizione che la frontiera tanzaniana sia aperta, in quanto alle 17 in genere chiudono.
Sentiti anche loro, ci confermano la loro disponibilità per cui ci precipitiamo a fare il visto di uscita e a partire verso la chiatta.
Francesca non è d'accordo con questa scelta (avrà ragione) in quanto preferisce aspettare l'alba al posto di frontiera, ma ormai siamo tutti concordi e anche se l'ultimo tratto sarà la solita sceicherata, alle 18,30 saremo sul fiume Rovuma. Ormai è fatta !!!!!!!!!!!!!

Educatamente si direbbe ...col cavolo... ma in quel momento dopo aver constatato che ormai la marea aveva iniziato ad abbassarsi e che la chiatta era ormai troppo bassa rispetto al livello del terreno non fummo particolarmente educati .
Chi pensasse all'esistenza di un piccolo molo, con una rampa mobile, devo deluderlo, niente di tutto questo: l'argine è di semplice terra, un qualsiasi punto della riva del fiume.
Impossibile scendere nella chiatta anche perchè identico problema ci sarebbe, all'opposto sulla sponda Tanzaniana.
Si decide di restare così da prendere la marea crescente delle 4 che avrà il suo apice verso le 5 della mattina.
Non siamo proprio all'Hilton, il fiume alle nostre spalle, pur nella sua tranquillità scorre con tutti i suoi animali che lo frequentano come coccodrilli e ippopotami.
Piantiamo le tende quasi una sull'altra, il terreno è piatto, di fronte è tutto nero, solo notte e boscaglia, con poche isolate capanne di cui scorgiamo un vago lumicino unica loro fonte di illuminazione; noi almeno nella prima parte della serata, siamo in compagnia di zanzare, tafani, ma alla luce di un bel falò che alcuni mantengono vivo con bei tronchi. Qualcuno vorrebbe passare la notte sul truck, ma con l'umidità avanzante piuttosto pesante, quella delle tende si rivelerà la soluzione migliore che ci ha permesso qualche ora di sonno. 

 
  
  
 

 

 

 
 
 

Quando alle 4 ci alziamo sono intrise d'acqua e comunque alle 5 siamo tutti pronti. Qualcuno racconta di non aver dormito e di aver sentito un elefante barrire in lontananza e versi di ippopotami per tutta la notte, chi ha sentito urla di persone e varie: è probabilmente tutto vero, però non posso confermarlo in quanto ero fra quelli che hanno dormito e di questo ho testimonianze avendomi sentito russare !!
Saliamo sulla chiatta sia noi che il truck, ormai senza alcun problema e  partiamo.
La luce non è ancora quella migliore, ma del resto non avendo potuto prendere neppure un caffé, in quanto il bar è ancora chiuso per l'orario mattiniero, siamo anche un pò rincoglioniti dal sonno e non in grado di apprezzare a pieno l'alba. Alle 6 siamo in terra Tanzaniana e verso le 8 abbiamo espletato le pratiche di frontiera.

Targa commemorativa della sosta di D.Livingstone






14 agosto 2007
Dopo circa 20 km di sterrato (anche qui le piogge hanno rovinato le strade), tocchiamo l'asfalto e in breve arriviamo a Mikindazi dove dovrebbe attenderci un bell'albergo, in cui avrebbe soggiornato anche Livingstone prima della partenza per l'ultima sua spedizione.
Ormai sogniamo una doccia, ma rimarrà un sogno ancora per qualche ora in quanto l'albergo ha avuto un cambiamento di gestione e nel cambio la nostra prenotazione è andata a farsi benedire e l'albergo è pieno! "That's Africa" come dice Francesca.
Dopo una buona colazione troviamo comunque un'alternativa, a Mtwara sul mare, dove ci piazziamo godendoci un meritato riposo.
Non si può dire che l'Africa non crei emozioni !
 

15 agosto 2007 - Buon ferragosto !
Sgambata di 270 km, per arrivare a Kilwa.
All'inizio sembra tutto ok, anzi la vecchia strada sterrata è stata sostituita da una nuova, asfaltata.
Giunti però a metà del percorso non è più percorribile perchè i lavori non sono stati ultimati; il peggio sono però le deviazioni che costringono a una continua gimkana a destra e a sinistra del tratto in lavorazione su una pista ancora più scassata per tutti i mezzi stradali impegnati nei lavori.
Il vantaggio goduto, si perde, i km vengono incrementati e si riesce ad arrivare solo alle 18 circa: che fanno 8 ore circa di viaggio con salti e sbattimenti.
La fatica comincia a farsi sentire per cui i minimi problemi diventano per alcuni dei principi intoccabili e pian piano vengono a galla aspettative, desideri, fissazioni che provocano chiarimenti a voce alta verso gli organizzatori.
La realtà è fatta da tanti aspetti: che un truck non è comodo come una 4x4, che le strade del Mozambico in particolare sono fra le peggiori dell'Africa, che i km non si devono calcolare in numeri ma in tempo impiegato a percorrerli, che alcune comodità come l'acqua calda o le fragole, in Africa sono un lusso, che tante di queste notizie erano già evidenti ma sono state sottovalutate, senza considerare che non sempre si hanno 20 anni in cui si accetta tutto.
Insomma l'Africa ti mette di fronte a te stesso con i tuoi desideri e con le tue abitudini e lei con le sue durezze, con le tue necessità e con quanto lei può dare, a prima vista può sembrare molto meno, ma considerando quanto ti lascia dentro, ritengo sia invece molto di più.
E' probabile che ognuno di noi dopo aver fatto un suo esame di coscienza, decida di non ripetere una simile esperienza, è normale, sicuramente però rappresenterà l'argomento principale delle serate con gli amici.

16 agosto 2007 Kilwa
Moschea a KilwaGiornata rilassante al mare.
L'acqua, la sabbia, la spiaggia è stupenda e quasi tutto quello "sparato" da alcuni il giorno precedente, scompare.
E' un altro giorno, alle 7 siamo già in acqua e quattro risate in compagnia riassorbono le tensioni della serata e la stanchezza dei giorni precedenti.
Al pomeriggio visita a Kilwa Kisiwani, l'isola Patrimonio dell'Unesco, che intorno al 1200 già era importante reggia del sultano Ali Ben Hassan, con possedimenti che arrivavano sino a Ilha de Mozambico e dove si svolgevano commerci di avorio, mirra, spezie e schiavi. Fra i reperti archeologici troneggia la moschea che risale al 1200, quando si installarono le prime famiglie di origine persiana gli Shirazi. Quando nel 1500 arrivarono i portoghesi costruirono la fortezza di Kilwa. Successivamente ritornarono gli arabi provenienti dall'Oman che rilanciarono il traffico degli schiavi per tutto il 1700. Tutti i reperti sono costruiti in pietra corallina.

17 agosto 2007
Partenza per Dar es Salaam
Sono circa 300 km e la speranza è che siano asfaltati; per precauzione partenza alle 8.
In realtà il primo tratto è stato decisamente disastroso, non asfaltato, pieno di buche che ci hanno costretto all'ennesimo giro di valzer.
Anche trovare un posto tranquillo e all'ombra è stato un problema e quando finalmente siamo riusciti a fermarci dopo pochi minuti un camionista in transito ci consiglia vivamente di ripartire in quanto la zona non è sicura, trovandosi bande di ladri.
Non ce lo facciamo ripetere e ripartiamo.
Arriviamo alla periferia di Dar verso le 17,30, il posto è molto bello con una buona presenza di turisti e i bungalow molto confortevoli.
Alla sera facciamo conoscenza di alcuni dei partecipanti al tour successivo, in partenza pochi giorni appresso per la Tanzania.
Il giorno successivo siamo in spiaggia, sono tentato di approfittare di un passaggio di Stefano e Francesca per Dar, ma la stanchezza primeggia e rimango sulla sabbia, dove però la giornata non è eccezionale, ma solo un proseguimento della nottata d'acqua che abbiamo avuto.
Tra un alternarsi di sole e nuvole finisce la giornata e il nostro viaggio.
Alla mattina partenza per l'aeroporto e via si torna in Italia. 
Un'ultimo sospiro ed emozione me lo concedo vedendo il Kilimanjaro che dall'alto dei suoi quasi m. 6.000 sbuca dalle nuvole, lasciate dai temporali appena terminati.........................

Kilimangiaro

Un ringraziamento al silenzioso e prezioso Shukuru.

Francesca e Stefano sulle rive del lago Malawi

Un particolare e personale ringraziamento di Lena e mio a Francesca e Stefano, che sono stati sia i nostri angeli custodi ma sopratutto degli amici con i quali abbiamo condivisi oltre che la bellezza del viaggio, anche le difficoltà e le fatiche.
Sono stati due compagni in più, che come noi hanno goduto e in alcuni casi sofferto per il viaggio; ci hanno trasmesso informazioni, conoscenza, passione, tutti segni che questo "mestiere" con il quale stanno crescendo, lo fanno con il cuore.




                  Quanti volessero contattarli sono visibili al sito        
                                   http://www.africawildtruck.com

                Per vedere altre immagini del viaggio sul loro sito
                 http://www.africawildtruck.com/spedizione14

PS. Tutte le foto presenti nella pagina sono state scattate da Lena

                                                     
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