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4 agosto 2007 - Partenza per Nampula
La strada attraversa tanti villaggi, nella maggior parte senza nome, dove non ci sono molte attività: quella della coltivazione dei pochi prodotti agricoli e quella di aspettare l'arrivo di qualche pullman stracarico di persone.
Al suo arrivo, tutti scattano verso di lui stringendo quelle poche cose che vogliono vendere ai passeggeri: frutta, bibite calde e qualche specialità locale a noi sconosciuta, fritta non si sa bene come.
La strada che stanno ricostruendo costringe Stefano a uno slalom speciale a destra e a sinistra del nuovo percorso, così per fare i 350 km che oggi ci spettano, impiegheremo ben 11 ore. Ma vedere, seppur da un finestrino aperto alcuni momenti di vita africana non annoia mai, è come curiosare dentro una casa, ma non dal buco della serratura, perchè qui la vita è all'aperto, tutto si svolge fuori, all'aria e all'ombra di un grande mango che in fioritura comincia a rilasciare i suoi profumi in attesa dei prossimi frutti.
La mamma allatta o lava il bambino, mentre quelli più grandi giocano fra di loro con quello che capita:un cerchio di bicicletta o un sacco di stracci che con fantasia diventa una palla, pur senza una forma particolare. Qualcuno si riposa portando fuori all'ombra,
il letto, cioè una stuoia.
C'è chi si costruisce la casa nuova, con semplice argilla impastata e premuta su rami incrociati fra di loro come un telaio o preparandosi prima con la stessa argilla dei mattoni raramente cotti in forni rudimentali, più semplicemente messi ad asciugare al sole.
Anche rifare il tetto è un'attività maschile, con fascine di paglia legate fra di loro.
Le donne, portandosi sempre appresso il bambino sulla schiena, avvolto in una fascia, sono in genere dedicate a preparare il cibo: la base è la manioca, un tubero che viene pelato, messo a seccare e quindi polverizzato in grossi mortai, cioè dei tronchi scavati a metà sui quali si picchia all'interno con un grosso palo.
Chiacchierare a voce alta, ridere è la colonna sonora di queste attività a cui partecipano anche i bambini, e dove anche loro hanno dei compiti come accudire i più piccoli o sbrigare delle piccole faccende, portando qualche piccolo contenitore sulla testa a km di distanza.
 
  
  
 

 

 

 
 
 


Sulla spiaggia di Ilha













5 agosto 2007                                         

Arriviamo a Ilha de Mozambico, parcheggiamo il truck sulla spiaggia di fronte all'isola e poi con dei pick up percorriamo il ponte che la collega alla terraferma. I colori sono quelli tipici dell'Oceano Indiano, con l'azzurro del cielo tempestato da bianche nuvolette in movimento e dove il verde delle palme si protende nel cielo quasi a fermarle.

6 agosto 2007 Ilha de Mozambico
L'isola si presenta come divisa in due, a sud la "città macuti" e a nord "la città di pietra", la sua lunghezza è di circa 3 km per una larghezza di soli m. 500 ma con una densità di circa 13.000 abitanti quasi esclusivamente concentrata nella zona macuti, dove le case sono appoggiate una all'altra come un puzzle, tutte sotto il livello della strada, e quindi facilmente allagabili nella stagione delle piogge.
L'altra è quella storica, dei palazzi del 1600, alcuni in abbandono e rovina. Ilha del Mozambico è stata nominata Patrimonio dell'Unesco, ma a parte pochi interventi come la ristrutturazione della scuola secondaria o un marciapiede su un lungomare, non si vedono altri segnali. Una novità è rappresentata da un corso di preparazione di circa 1 mese, rivolto a giovani volontari, per fornire loro informazioni culturali dell'isola, affinché possano fare da guida ai turisti. In pratica quei pochi turisti che arrivano, sono assaliti da questi ragazzi e dai soliti venditori di collanine e conchiglie.
L'isola meriterebbe ben altro, ma sembra non sia assolutamente semplice anche per gli stranieri investire evitando fregature.
Alla sera si va al Reliquias, un ristorante ricco di foto antiche dell'isola, dove si mangia dell'ottimo pesce, ma non solo, ci arrivano anche se non richieste, crepés al gelato, budino e dolce di riso: subblimi. 
Siamo alloggiati alla casa Mooxeleliya, che vuol dire "avete dormito bene ?", è una antica dimora ristrutturata e arredata con semplici mobili, la mia camera è composta da un letto a baldacchino, una scrivania, una sedia a dondolo, un separè che la divide dalla zona bagno, il tutto in uno stanzone di almeno m. 6 x 6 , con soffitti altissimi di almeno m.4. Due finestre danno sul giardino interno e perennemente aperte creano un bel giro d'aria. Sembra di stare veramente in una dimora d'epoca !
La cosa più antipatica sono i ragazzini che, sopratutto nella parte della città di pietra, ti seguono confidando di venderti qualcosa o chiedendoti qualsiasi cosa; purtroppo queste cattive abitudini gliele abbiamo trasmesse noi turisti, che a volte presi da eccessi di buonismo, rilasciamo mance o regali sproporzionati al costo della vita e dei guadagni quotidiani del Paese, pur se limitati per i costi di vita occidentale.

Rimaniamo a Ilha 4 notti, andando a visitare la località di Caboceira Grande, una lunghissima spiaggia a 50 km e l'isolotto di Goa, così chiamato perchè era nella direzione dell'omonima località in India con la quale venivano intrecciati scambi commerciali. La presenza umana è dovuta solo al faro a strisce bianche rosse, che segnala l'imboccatura all'ansa riparata per le imbarcazioni.
Lo sbarco nell'isola non è dei più normali, la giornata è nuvolosa, le onde si rifrangono con una discreta violenza e quindi i pescatori scelgono una piccolissima spiaggia tra gli scogli dove può entrare solo una barca. A rendere più vivace lo sbarco ci si è messa la pioggia che improvvisamente si scatena per 20' lasciandoci intirizziti.
Le nuvole hanno coperto il cielo per quasi tutta la mattinata e quando il tanto auspicato sole è arrivato abbiamo auspicato il loro ritorno !
Qui il sole alle 8 o alle 12 ti brucia lasciandoti senza fiato, l'unico sollievo arriva dal vento che in genere non ci abbandona mai, rinfrescando l'aria.

10 agosto 2007Doccia "nature" a Pangane
Da Pemba siamo partiti alle 6,30 per Pangane, una località a 200 km di distanza di cui gli ultimi 50 km di strada sterrata per i quali abbiamo impiegato 2 ore. Il percorso era decisamente bello, all'interno del Parco di Balzaruto più famoso per le isole presenti lungo la costa, ma che invece su terraferma comprende un'area piuttosto estesa ricca di elefanti, kudu, e tanti altri animali.
Siamo arrivati nel piccolo campeggio alle 16,30, giusto il tempo per montare le tende. Sono presenti tre gruppi di viaggiatori, ma prima di parlare di loro, una breve descrizione la merita il posto che è stupendo: due lunghe spiagge sono divise da un piccolo promontorio di roccia, così che se su un lato tira vento, nell'altra il mare rimane calmo. E' abitata da un numeroso gruppo di pescatori  che con le loro piroghe  o con dhow più grandi pescano nella zona. Le spiagge sono bianche e costellate di palme che garantiscono una buona ombra. Purtroppo il camping garantisce i servizi igienici minimi: due water conficcati nella sabbia il cui scarico deve essere fatto con secchiate a mano e una doccia anch'essa modello "nature": con un serbatoio dell'acqua sistemato tra due palme e dove tutta la tecnologia consiste in un rubinetto. I lavandini non ci sono, così come la carta igienica.
Se non fosse per i servizi il posto sarebbe da 4 stelle: si sta bene assieme e le nottate sono divise tra il rimanere a bocca aperta sotto quel cielo stellato e il ritmo dei diversi russamenti (si dice così ?) che in tenda inevitabilmente si sentono.
I gruppi presenti sono 3: quello italiano di Avventure nel Mondo, sono in sette e nella mattinata ad alcuni di loro durante una camminata lungo la spiaggia, ai limiti del villaggio, tre ragazzotti rubano gli zainetti; limitati i danni economici, ma per uno di loro viene a mancare la cosa più importante all'estero: il passaporto e il biglietto aereo. Stefano gioca la carta che risulterà vincente, parla con Rachid, il proprietario del campeggio: per evitare una possibile negativa fama sul posto, contatterà i capi villaggi vicini. Alla mattina del 2° giorno i documenti vengono ritrovati nel vicino villaggio e la vacanza è pressoché salva, comunque può riprendere. 
Il secondo gruppo è composto da una coppia argentina/svizzera che stava percorrendo l'Africa in Land Rover e per ultimo una coppia israeliana che abbiamo giudicato "strana", quando nell'ultima sera ci ha chiesto di non montare una tenda in quanto toglievamo loro la visuale del mare.... e considerando che alla mattina entrambi saremmo partiti, ci è sembrava alquanto strana.

Alba a Pangane
Strada per Mocimboa da Praia



12 agosto 2007
Partenza per Mocimboa da Praia, una tappa di avvicinamento alla Tanzania che si teme rappresenti una incognita in quanto Stefano e Francesca l'hanno percorsa, in senso contrario, qualche anno fa e con una Fiat Campagnola.
In realtà l'avvicinamento è già di per se problematico: le strade diventano sconnesse, l'asfalto diventa un miraggio e si comincia a comprendere che il nord del Paese è un pò come il sud di tanti Paesi: non considerati, con un'economia inesistente, con difficoltà di comunicazione e viabilità.
Dopo una partenza tranquilla intorno alle 9,30, arriviamo solo alle 17,30 da Chez Natalie, un posto situato in bella posizione, dominante un'insenatura del mare che lo fa assomigliare ad un grosso fiordo; l'ambientazione è notevole, ma anche la natura recrimina il suo obolo con un attacco di zanzare e quindi in successione mosche, formiche e insetti vari che all'imbrunire ci colpisce.
La cena che ci preparano è notevole: sotto il solito cielo di stelle e al lume di candele, abbiamo pesce in più modi, pollo, manioca, fagioli, verdure varie.
Scomparsi gli insetti, è l'umidità poi non scherza e si trova un pò di pace solo nei bungalow o in tenda.

13 agosto 2007Gente sulla strada
Partenza per Mtwara in Tanzania
Quello che avevamo iniziato a intravedere nella tappa precedente, diventa una triste realtà e questa potrà essere considerata la giornata della sfiga.
Per precauzione avevamo ipotizzato una partenza per le 8,30, in quanto aspettandoci 120 km al confine, ipotizzavamo di percorrerli in 3-4 ore, ma attraversando un confine volevamo essere tranquilli; in realtà riusciremo ad arrivare al confine solo dopo le 18.
Il percorso precisamente comprende 120 km per arrivare al confine del Mozambico dove formalizzeremo l'uscita dal Paese, quindi 8 km per arrivare al fiume Rovuma, che va attraversato su una chiatta e con l'alta marea; quindi altri 8 km sull'altra sponda per arrivare al controllo del confine Tanzaniano.
I 16 km centrali costituiscono quella che viene definita "terra di nessuno" sulla quale non essendoci particolari legislazioni, è meglio rimanere il minimo indispensabile.

Dalla partenza la strada asfaltata finisce ben presto e si imbocca quella che comunemente non può essere considerata una strada sopratutto considerando che è l'unica nel Nord del paese e che collega 2 nazioni, ma al massimo un viottolo di campagna, largo quanto il nostro truck, con alberi a destra e a sinistra i cui rami entrano dai finestroni aperti. Dopo breve ci troviamo l'interno pieno di foglie e rametti di tutte le specie della flora del Mozambico. E' necessario stare attenti a non essere colpiti dai rami stessi che strisciando sulle fiancate, diventano come degli elastici sul viso e sul corpo. Da considerare che molte specie di alberi producono semi di dimensioni proporzionati alla dimensione della pianta con forme che vanno dal fagiolino ma con lunghezze anche di 20 cm, di cetrioli o bacche che come ciliegie lasciano il segno per almeno un giorno. Non riusciamo a superare i km 10 all'ora, velocità già eccessiva considerando le buche presenti; è come essere in una centrifuga con movimento orario e antiorario, colpo dal basso all'alto e viceversa, quindi si ricomincia.
Verso le 13 arriviamo a quello che dovrebbe essere l'ultimo villaggio prima del confine e dopo averlo attraversato scopriamo che una decina di ragazzotti comincia a seguirci, cosa non difficile considerando la nostra velocità. Scopriremo poi perchè.......................  
                                                                                                                                                      

                                                                                                                                                     segue   Africa Overland 2007_3a parte

PS. Tutte le foto presenti nella pagina sono state scattate da Lena

                                                     
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