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Foto Africa Overland 2007

 

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          Il viaggio di quest'anno già dalla sua progettazione ha rappresentato qualcosa di diverso dagli altri: attraversava tre Paesi, tutti non facili, non tanto per la loro situazione politica, tranquilla, ma per le scarse informazioni di cui si disponeva in merito allo stato delle strade e per la scarsità di infrastrutture, tipiche di paesi che iniziano da poco ad affacciarsi al turismo, inoltre veniva effettuato con un mezzo particolare: in truck.
Per il programma ipotizzato con Stefano e Francesca già sapevamo che le tre settimane previste erano necessarie, ma potevano essere più o meno "giuste" solo dopo una verifica sul campo del percorso e della fatica che il truck ci avrebbe trasmesso. 
Non avevo invece dubbi sulle bellezze che avremmo incontrato, ne su quanto l'Africa sapesse proporci con i suoi squarci di vita quotidiana, con le sue dimensioni, i suoi colori, la sua lenta vita, ma anche con cambiamenti a volte più veloci di quanto possiamo immaginare.         

Questo è il diario del viaggio, che sicuramente non ha tradito le mie aspettative, così come spero dei partecipanti.

 
  
  
 

 

 

 
 
 




 


 

Informazioni sui Paesi attraversati

   
   Programma del Viaggio
    
  
Malawi                            
  Mappa del Malawi
  Documenti per il visto
  Links: Safari Beach Lodge
 

    Mozambico              

  Mappa del Mozambico
  Documenti per il visto
   
     Tanzania                        
  Mappa della Tanzania
  Documenti per il visto
  Links: Kipepeo Village
   
  Foto Africa Overland 2007
        
   

28 luglio 2007
Sta diventando un vizio, e ormai, dovremmo averne il callo, ma sentirsi dire al primo check-in che non risultiamo nella lista dei passeggeri, non fa bene alle coronarie, già logore per quanto si è sopportato nel corso di un anno; se poi questo lo si sente alla partenza, ancora a Milano, la tecnica è quella classica: toccarsi i portafortuna, respirare profondamente e sperare.
Tutto è bene ciò che finisce bene e con l'intervento di Elio dell'Agenzia di viaggi, tutto viene risolto dopo 10 minuti con la conferma che a volte anche le compagnie sbagliano. Ma brutta eva !!!!!!!!!!
Per il resto, con due voli regolari con quella che io definisco una compagnia svizzera, l'Ethiopia Airlines ci deposita a Lilongwe, che per i non pratici, è la capitale del Malawi.
I bagagli ci sono tutti per fortuna, li carichiamo sul truck e si parte.
Francesca e Stefano li conosciamo subito, non ci sono sorprese, in parte dalle foto, e in parte dall'immaginazione, sono come ce li aspettavamo: simpatici, attenti, preparati, e desiderosi di fare anche loro un nuovo e diverso viaggio. Stefano in particolare, munito alla cintura di lampada di emergenza, pinza-coltello multi funzionale ma sopratutto di un lungo coltello da caccia grossa, già trasmette l'idea che un pò di fai da te, sarà sicuramente necessario.
Shukuru è l'enigma, o almeno così viene descritto, impareremo nei giorni a conoscerlo come silenzioso, a volte parrebbe addirittura muto, ma sempre sorridente e attivo quando è necessaria la sua praticità e le sue conoscenze.
Dopo circa due ore si arriva sul lago Malawi, che più che un lago assomiglia ad un mare ma di acqua dolce. Le conoscenze geografiche rinfrescate prima della partenza ci hanno chiarito che si tratta di quasi km 600 di lunghezza, con una larghezza che in alcuni punti è di 80 km.
L'acqua è trasparente, piacevole e invoglia ad un bagno. Safari wild lodge è un'ottima sistemazione provvista di tende, all'africaans, posizionate in punti panoramici e con tanto di letti all'interno. Ottimo
 

29 luglio 2007
Mattinata con passeggiata alla spiaggia di Salima: la maggior parte è di esclusività dell'albergo e del camp, la rimanente, minima, è libera e viene utilizzata dalle donne del villaggio per fare il bucato con i bambini appresso, così tutto diventa un gioco, dove le loro chiacchiere a voce alta, intercalano qualche "muzungo", termine con il quale i bianchi vengono chiamati, additandoci.
Già alla mattina verso le 5 avevo sentito qualche urlo, alcuni canti e persino i tamburi suonare, quasi fossero la sveglia locale, per cui nel pomeriggio scendiamo alla spiaggia per andare a visitare il villaggio di pescatori che sorge nei pressi. Hanno una decina di piroghe di legno, ricavate da un tronco scavato all'interno, dove si può inserire solo le gambe, e dove si è obbligati a stare seduti sui fianchi dell'imbarcazione con problematiche di equilibrio risolto con l'esperienza. Ci sono anche alcune barche più grandi a motore attrezzate con alcune reti. Sono tutti intenti a friggere il pesce, in un olio che al confronto quello che elimino dopo il tagliando sulla mia macchina si può chiamare extravergine. Alcuni al risparmio, ma sicuramente più salutisti, buttano il pesce su una lamiera scaldata dal fuoco sottostante che li scotta e li affumica. Viene messo quindi a seccare al sole su dei ripiani sospesi a m. 1,5 d'altezza; il profumo che pervade tutto il villaggio non è decisamente dei migliori ma se per noi è un momento, immaginiamo cosa sia per chi ci vive 365 giorni all'anno e che comunque rappresenta la sua fonte di vita.
I bambini rappresentano da soli il 50 % della popolazione, sono tutti festosi, vogliono essere fotografati, si mettono in posa e ridono come dei pazzi quando si fa vedere loro la foto scattata con la digitale. Non chiedono pressoché nulla e del resto sarebbe impossibile dare solo a qualcuno una caramella senza considerare tutti gli altri.
Le capanne sono tutte d'argilla, con tetti di paglia, in genere con cucina all'aperto; appaiono tutte in ordine, con il pavimento spazzato con cura anche se gli alberi che creano loro dell'ombra sicuramente rilasciano ripetutamente delle foglie.

Affumicatura del pesce

Spontaneità dei bambini
30 luglio 2007
Partiamo verso il Liwonde National Park.
Lungo il percorso approfittiamo per comprare il pane, la verdura e la frutta, il pesce per la cena della sera e la carbonella.
Sulla strada capita di fermarsi e subito i bambini appaiono come dal nulla; qui la specialità locale è quella di vendere delle leccornie come topolini di campagna bolliti e seccati al sole, o cavallette arrostite di dimensioni doppie delle nostre.
Queste delizie sono proposte steccate una per una in bella evidenza, in file verticali su dei semplici telai di bambù.

Passiamo il gate del parco e dopo 18 km siamo al campeggio Mvuu Camp, dove occupiamo una intera area di sosta con le nostre 7 tende e il truck. Facciamo giusto in tempo a farci una birra e a montare le tende che il sole tramonta e ci lascia di botto al buio.
Gustiamo  il pesce alla griglia e dopo una bella chiacchierata andiamo tutti a nanna anche se sono solo le 9 di sera.
Qualcuno ripensa alle parole di Stefano: "attenzione di notte se dovete andare in bagno, prima di uscire con la lampada illuminate la zona perchè gli animali del parco non riconoscono la proprietà privata e potreste trovarvi davanti un ippopotamo, un elefanti o altro".
Del resto un bel "panettone" inconfondibilmente lasciato da un elefante era a pochi metri dalle tende e le guide lo davano fresco di 1 o 2 notti precedenti.
Alla mattina scopriremo che più della metà la pisciatina l'hanno fatta a non più di 3 metri dalla tenda.

Riflessione
Anche qui come in altri paesi dell'Africa, la necessità del riscaldamento e quindi della legna per cuocere il cibo è uno degli aspetti principali della vita della gente. Una delle principali attività a cui si dedicano le donne oltre alla ricerca dell'acqua è la ricerca del legname che avviene tagliando delle piante. Il risultano è quello di incontrare intere zone disboscate o bruciate, in genere abbandonate in quanto la gente si è trasferita in zone più redditizie. Il problema del disboscamento e di quello che comporta è forse uno degli aspetti meno evidenziato ma con i quali l'Africa tutta e il mondo deve fare i conti.


31 luglio 2007
Game over in barca sul fiume.
Stupendo, nella tranquillità dei soli rumori degli animali e degli uccelli, il vento a folate muove la vegetazione, canne, arbusti e alberi si muovono al suo ritmo. In breve incontriamo ippopotami e coccodrilli a gogò, ma sono sopratutto gli uccelli che destano le maggiori attenzioni e meraviglie in quanto sono numerose le tipologie di cui ignoravamo l'esistenza così come della ricchezza dei loro colori.
Le famiglie di ippo, più o meno numerose ci accolgono tra uno sbadiglio e l'altro, con immersioni rapide, mantenendo sempre al centro dell'assembramento i piccoli a protezione.
Le aquile pescatrici sono numerose, sempre maestose e attente a scorgere delle possibili prede.
Incrociamo elefanti, varani, babbuini, vervet monckey, keder lesser, lucertole coda blu e non ultime nostrane faraone, in riva al fiume anche water back e impala. Tra gli uccelli incrociamo alcune cicogne dal beccogiallo e quelle dal becco aperto, ibis, aironi, cormorani neri, canarini del Mozambico, egrette, african skimmer, cordon bleu, king fischer, pjed e tanti altri riconoscibili viaggiando con delle guide specializzate.
Soddisfatti e grati a Charles il ranger che ci ha accompagnato, ritorniamo al campo.
Nel pomeriggio ripetiamo il game over, questa volta su terra con un altro ranger: Michael.
Anche lui ci spiega la vita e la morte di piante come ad esempio l'albero del mopane, prediletto dagli elefanti che ne apprezzano le foglie dalla particolare forma a farfalla o degli animali come il water back costretto a non allontanarsi dall'acqua necessitando di bere ogni due ore.
Un tramonto infuocato sul fiume chiude una giornata piena di emozioni e di sorprese.

1 agosto 2007
Partiamo per Mulanje, una cittadina posta sulle colline alla base del monte Mulanje.
Per arrivarci attraversiamo una serie di piantagioni di the che con il loro verde intenso fasciano le colline quasi fosse un vestito aderente.
Il sole ormai al tramonto così dorato e caldo ci avvolge e se non fosse per le poche persone di colore che passano in bicicletta salutandoci, potremmo
anche essere tra le piantagioni di
Nuwara Eliya in SriLanka. Tutto il viaggio è stato un delizioso deja vu, l'Africa pur cambiando nazione ha tanti punti in comune: le strade percorse da biciclette e da donne, uomini e bambini che a piedi portano in testa il loro piccolo o grosso carico, il fuoco di fronte all'entrata della capanna pressoché a tutte le ore, quell'odore di affumicato e di polenta abbrustolita che arriva alle narici a tutte le ore del giorno, i bambini che al passaggio, ti guardano con occhi esterrefatti o ti salutano saltando come grilli e agitando la manina.
Tutto questo, ma non solo questo è Africa. 

2 agosto 2007  Mulanje - Likhubula Forest Lodge
Siamo in questo lodge di montagna, dove si dorme con la coperta di lana e in programma alla mattina abbiamo un semplice trekking per arrivare a una cascata che dovrebbe meritare la passeggiata.
La camminata è interessante, facile e in breve ci porta di fronte ad una cascata con un salto di circa 10 metri ma che crea un laghetto che dicono le guide sia profondo circa 60 metri. La tentazione è quella del bagno, ma la dissuasione arriva dalla temperatura dell'acqua intorno ai 10°. Sembra di essere sulle nostre montagne anche perchè il Mulanje è sui 3000 mt. e meriterebbe ben altre escursioni.

3 agosto 2007 - Trasferimento a Mocuba in Mozambico
La partenza è per le 7, perchè dobbiamo attraversare il confine e i tempi possono dilatarsi.
L'umidità della notte non si è ancora sciolta e lascia sul terreno e nelle zone più basse una nebbiolina che il sole fatica ancora a sciogliere.
Così tutte le piantagioni sono coperte da questo velo che rende il paesaggio fiabesco e ci fa stare con la bocca aperta e gli occhi sgranati.
Dopo circa 30 km siamo in Mozambico e a prima vista il paese sembra ancora più povero del Malawi: ad un rapido confronto, se in Malawi si vedevano alcuni villaggi provvisti di pozzi muniti di pompa dell'acqua manuale, qui assenti completamente, le biciclette sono in numero decisamente inferiore così come le autovetture. Le capanne si presentano in maggioranza con tetto in paglia e pareti di fango e rami intrecciati che fanno da scheletro di sostegno, mentre in Malawi erano in genere fatti con mattoni seppur autoprodotti con l'argilla. Anche gli uffici postali scompaiono e i villaggi tendono a smembrarsi in tante singole capanne isolate.
Ogni famiglia coltiva un piccolo pezzo di terreno con prodotti simili fra di loro: manioca, qualche albero di banane, mango, papaia e raramente ananas e arance, rappresenta lo stretto indispensabile per vivere; meno facile è incontrare banchetti che vendono i propri prodotti sulla strada.
 
Si arriva a Mocuba nel pomeriggio, la città appare più come il fantasma di quello che doveva essere in altra epoca: polverosa, con tante case abbandonate e vuote, con negozi che forse una volta erano pieni di tanti prodotti ma che ora appaiono come cadaveri fatiscenti.
La Pensao Cruzeiro è su questo stile, camere sul fatiscente con aria condizionata che funziona rumorosamente almeno sin quando non viene a mancare la corrente elettrica, e qui dicono, le interruzioni sono pressoché quotidiane tant'é che tutti i tavoli del ristorante sono forniti di candele per l'occasione e non per romanticismo.
E' decisamente preferibile arrivare sino al fiume, il Lugela, non enorme ma sempre affascinante per le isolette di sabbia che la poca acqua crea nel suo letto, alla calda luce del tramonto ci si offre uno spaccato di vita: c'è chi fa un bagno serale, insaponandosi ripetutamente, si lavano gli ultimi panni, si taglia un pò d'erba per gli animali, alcuni bambini saltano allegri nell'acqua e le poche piroghe ritornano a riva.
Ma poi prima che l'ultimo sole d'Africa ci lasci di botto al buio e prima che le zanzare, che a questi orari si fanno sentire pericolosamente, ritorniamo.  
 

PS. Tutte le foto presenti nella pagina sono state scattate da Lena

segue   Africa Overland 2007_2a parte
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